I tuoi amici saranno i miei
Storie di social sharing
È ufficiale. Internet non è più luogo di solitudine e di incontri virtuali tra disadattati che amano nascondere le proprie nefandezze dietro improbabili nickname.
Si parla ora di social network a proposito della rete di contatti che tutti gli internauti, sempre meno naufraghi e sempre più al cento di relazioni umane, riescono ad intrattenere all’interno della rete. Il digital life style ha già i suoi status symbol virtuali: il numero di accessi al blog, il numero di amici sul proprio account su friendster o my space. Non solo, ha già i suoi device, quali i “reali” telefoni VOIP da collegare direttamente alla rete e da far squillare come un vero telefono di casa. Per non parlare poi dell'attrezzatura necessaria per trasmettere il proprio podcast o addirittura la propria home made radio (vedi loser).
Sono ben lontani i tempi in cui madri preoccupate si chiedevano cosa potessero fare i propri figli ore e ore davanti al computer “chattando” con il loro virtual partner che poi spesso risultava essere un clamoroso impostore o millantatore di cose inesistenti o fatti mai successi.
Ora il social network della rete sembra aver superato questa fase adolescente e brufolosa per ergersi quale pratica socialmente riconosciuta e qualificante, all’insegna di una sola unica regola: condividere. Foto, file musicali, tesi di canzoni, ricette, filmati amatoriali, film e telefilm e chi più ne ha più condivida. L’intelligenza collettiva della rete, come terorizzava Pierre Lèvy, s’è finalmente messa l’abito da sera ed è pronta per il debutto in società.
È ufficiale. Internet non è più luogo di solitudine e di incontri virtuali tra disadattati che amano nascondere le proprie nefandezze dietro improbabili nickname.
Si parla ora di social network a proposito della rete di contatti che tutti gli internauti, sempre meno naufraghi e sempre più al cento di relazioni umane, riescono ad intrattenere all’interno della rete. Il digital life style ha già i suoi status symbol virtuali: il numero di accessi al blog, il numero di amici sul proprio account su friendster o my space. Non solo, ha già i suoi device, quali i “reali” telefoni VOIP da collegare direttamente alla rete e da far squillare come un vero telefono di casa. Per non parlare poi dell'attrezzatura necessaria per trasmettere il proprio podcast o addirittura la propria home made radio (vedi loser).
Sono ben lontani i tempi in cui madri preoccupate si chiedevano cosa potessero fare i propri figli ore e ore davanti al computer “chattando” con il loro virtual partner che poi spesso risultava essere un clamoroso impostore o millantatore di cose inesistenti o fatti mai successi.
Ora il social network della rete sembra aver superato questa fase adolescente e brufolosa per ergersi quale pratica socialmente riconosciuta e qualificante, all’insegna di una sola unica regola: condividere. Foto, file musicali, tesi di canzoni, ricette, filmati amatoriali, film e telefilm e chi più ne ha più condivida. L’intelligenza collettiva della rete, come terorizzava Pierre Lèvy, s’è finalmente messa l’abito da sera ed è pronta per il debutto in società.
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