Una giacca su e-bay
Tutto cambia per rimanere tutto uguale?
Ho acquistato una giacca su e-bay ed è un atto talmente comune che non sto neanche a dire è il segno dei tempi. Un articolo dell’ Espresso segnala come siano già quattrocento mila le persone americane che campano vendendo oggetti esclusivamente attraverso questo canale. Venticinquemila solo in Italia.
Acquistare su e-bay è pertanto un gesto consueto e consolidato nelle abitudini della gente. Ed anche io ho comprato la mia giacca, senza fare nulla di particolarmente tecnologico o futuristico.
Questo acquisto però mi ha fatto riflettere su un dettaglio. Un tempo si diceva (ed ancora lo sento dire, ad esempio, a riguardo della distribuzione di musica e film) come internet permetta oggi di mettere in contatto produttore e consumatore in modo diretto. Come se si potesse tornare di colpo ad una catena produttiva propria di un mondo antico e lontanissimo.
Poi rifletto. Per comprare la mia giacca su e-bay, dal costo di 40 € ho distribuito il mio denaro, non solo al venditore, ma anche ad e-bay, pay poll, alle poste italiane (non solo per quanto riguarda l’invio fisico del pacco ma anche per l’uso della carta posta pay) senza considerare la connessione internet e le case produttrici del software e dell’hardware del mio computer.
Ecco allora che questa ipotetica prospettiva produttore – consumatore si trova a fare i conti con una serie innumerevole di “facilitatori” (almeno una decina, in questo caso) che ovviamente pretendono la loro parte per semplificare i processi di compravendita.
Un po’ come avviene nel mercato vero.
Non cambia molto.
Ho acquistato una giacca su e-bay ed è un atto talmente comune che non sto neanche a dire è il segno dei tempi. Un articolo dell’ Espresso segnala come siano già quattrocento mila le persone americane che campano vendendo oggetti esclusivamente attraverso questo canale. Venticinquemila solo in Italia.
Acquistare su e-bay è pertanto un gesto consueto e consolidato nelle abitudini della gente. Ed anche io ho comprato la mia giacca, senza fare nulla di particolarmente tecnologico o futuristico.
Questo acquisto però mi ha fatto riflettere su un dettaglio. Un tempo si diceva (ed ancora lo sento dire, ad esempio, a riguardo della distribuzione di musica e film) come internet permetta oggi di mettere in contatto produttore e consumatore in modo diretto. Come se si potesse tornare di colpo ad una catena produttiva propria di un mondo antico e lontanissimo.
Poi rifletto. Per comprare la mia giacca su e-bay, dal costo di 40 € ho distribuito il mio denaro, non solo al venditore, ma anche ad e-bay, pay poll, alle poste italiane (non solo per quanto riguarda l’invio fisico del pacco ma anche per l’uso della carta posta pay) senza considerare la connessione internet e le case produttrici del software e dell’hardware del mio computer.
Ecco allora che questa ipotetica prospettiva produttore – consumatore si trova a fare i conti con una serie innumerevole di “facilitatori” (almeno una decina, in questo caso) che ovviamente pretendono la loro parte per semplificare i processi di compravendita.
Un po’ come avviene nel mercato vero.
Non cambia molto.
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