January 19, 2006

Homerecording is the reason

Una rivoluzione rumorosa


Un tempo si registravano i dischi in pochi giorni di session. I musicisti erano veri e propri maghi dello strumento. Addirittura si incidevano vinili direttamente sul supporto stesso. In un'unica sessione. Pronti via. Ecco il disco. L’incisione, per l’appunto.
I tempi sono proprio cambiati. Si è passati attraverso la fase in cui i gruppi trascorrevano anni immersi dentro interminabili registrazioni in studi costosissimi. Si pensi alle produzioni dei Pink Floyd, o perché no ai My Bloody Valentine che hanno contribuito al fallimento della Creation con le costose registrazioni di Loveless.
Sì, oggi i tempi sono proprio cambiati. La notizia è che si possono fare i dischi in casa. E non solo quelli di elettronica ovvero quelli fatti con sequencer, drum machine e qualche synth. Si possono fare anche i dischi rock (eh…vicini permettendo..). Populous, al secondo disco su Morr Music, dice di registrare i dischi nel bagno di casa (addirittura facendo attenzione si può sentire il rumore dello sciacquone!!). È inoltre possibile fare tutte quelle cose che rispondono al nome di “post produzione”, ossia tagliare , copiare ed effettare parti di file audio e poi magari rimontarli in maniera diversa. Tutto nella propria stanza da letto. Prima di dormire, appena svegli, nel primo pomeriggio.

Gli amici dell’Alpha Dept forniscono un servizio di assistenza a chi vuole registrare dischi in casa, fornendo una sorta di consulenza alla registrazione, sia nozionistica (ad esempio come mettere un microfono per registrare bene una chitarra) sia pratica (fornendo un po’ di strumentazione per migliorare la registrazione). Quindi non la camera da letto, non solo diventa uno studio per dilettanti, ma può ospitare anche i “delivery sound boy”.

Le conseguenze di questo scenario sono molteplici. Alcune decisamente esaltanti. Si possono fare interi dischi, parte di essi o anche semplici provini a casa propria con un netto vantaggio di tempo, soldi e stress (avete mai provato ad essere in studio in una giornata di magra ispirazione???).
Altri aspetti sono decisamente inquietanti. Per quanto io sia un convinto sostenitore delle tecnologie applicate alla musica, non posso negare che la facilità del MELA+C (Ctrl+c per par condicio con i folli user Windows) stia creando una generazione di “musicisti nerd” che fanno i numeri col trackpad o col mouse ma che a conti fatti non sanno suonare nulla. Con la conseguenza che i dischi suonano molto piatti e ripetitivi (ovvero senza il supporto del tocco emotivo umano) e spesso gli stessi musicisti casalinghi, messi sul palco sono “a pain in the ass”.
Non perdo molto tempo a dirvi che la ovvia soluzione sta, a mio giudizio, tra i due fuochi ovvero sfruttare al meglio le potenzialità di ogni metodo e tecnica/tecnologia che oggi ci viene offerta.

Parlando della mia esperienza personale posso dire ad esempio quando produco cose da solo faccio tutto in casa. Riprese di strumenti, tastiere, voci. Questo accade prevalentemente per mancanza di fondi sufficienti per permettermi uno studio ma anche per la necessità di lavorare in maniera disorganica per questioni di organizzazione del mio tempo.
Pertanto faccio tutta la post produzione in casa davanti al computer (un tempo un misero i-book G3 oggi un powerbook) poi estrapolo tutte le varie tracce e vado in studio dove apro queste sessioni sul banco di uno studio professionale, passando tutto su nastri analogici (per sentire quel romantico brusio di fondo) e così faccio i mixaggi definitivi.
Infine il mastring è fatto in studio dove si conclude il ciclo. La formula pertanto è: disco registrato in casa e mixato/masterizzato in studio.
Con i Giardini di Mirò ultimamente stiamo lavorando in questo modo: si registrano dei provini in casa, sia per quel che riguarda le chitarre sia i bassi (a volte batterie) poi si va in studio e si aprono le sessioni di lavoro così come sono nate a casa. A questo punto si registra nuovamente parte del lavoro fatto per preservare la qualità dello studio di registrazione professionale . Le vecchie tracce, figlie dell’home recording, diventano le tracce guida a supporto alle nuove “prese”. Da qui in poi, a parte rari casi, il percorso è molto classico. La tecnologia entra solo per quel che riguarda il consolidato utilizzo di software professionale da studio (Pro Tools)ovvero l'editing, di cui sopra. Quindi l’homerecording prende il posto della sala prove e lo studio è sempre il centro di produzione sia sonora che di miraggio.

Ma veniamo al dunque, cosa serve dunque per registrare la propria musica in casa? Diciamo, cosa ovvia, che ci sono vari livelli di attrezzatura. Potenzialmente potrebbe bastare un computer ed un po’ di software (utilizzando i synth e i campioni che vengono venduti insieme al programma, ad esempio Logic)
In questa maniera però è difficile registrare cose ad hoc e quindi la gamma delle possibilità si riduce parecchio.Per poter agilmente registrare un buon disco in casa la lista della spesa prevede: il computer (io parteggio per l’apple ma si può fare anche con quel computer lì, quello che usano in tanti, ma che non ricordo il nome…), una scheda audio (io ho una Audio Quattro, però onestamente è un obsoleta e poco funzionale, la cambierò presto!) un mixer (qui la scelta è veramente ampia e non mi sento di suggerire nulla) dei microfoni (possibilmente a condensatore , per avere una qualità migliore soprattutto su strumenti acustici e voci) ed un sistema per ascoltare quello che si fa (può anche andare bene lo stereo di casa). Con questa strumentazione minima, si posso davvero fare tante cose. Anche perché in supporto ai musicisti “da cameretta” vengono in ausilio parecchi software e plug in che simulano suoni con sconvolgente resa e qualità.
Software ce n’è veramente a pacchi. Sia per quel che riguarda i sequencer (quali ad esempio i già citati Logic e Pro Tools, a Cubase, Soundforge, Audacity che è pure opensource) tra questi io prediligo Live della Ableton. Che non è propriamente un sequencer tradizionale. È molto usato per il live set. Però a me piace anche come strumento compositivo e poi ha parecchi effetti veramente unici, tipo i delay.
Poi ci sono i synth ed i plug in (vi consiglio solamente quelli gratuiti di Destroy FX). In realtà ce ne sono miliardi, molti anche gratis, altri a pagamento. Tra quelli a pagamento Native Instrument fa assolutamente la roba migliore però è molto complessa da usare. Quindi armatevi di tempo e volontà. In alternativa ci sono sempre le vecchie analogiche, sporche e rumorose sale prove. Il plung in è al massimo un delay della boss alimentato a pile. Io non posso che consigliarle.
Però per questo giro non vi annoio su questi dettagli troppo nerd e computeristici.
Ci sarà tempo…ora fa troppo freddo.

Foto in testa presa dal sitoAudiocast, credo...

posted by Corrado Nuccini at 1:00 AM

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