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Lo scambio delle idee

Le grosse trasformazioni introdotte dalle ICT hanno indotto un necessario ripensamento della nozione di copyright e di paternità intellettuale. Le nuove tecnologie permettono già da ora, la produzione di contenuti audio, video o testuali a costo zero. Al contempo i canali di comunicazione tecnologici ne facilitano il rapido scambio e la facile diffusione.
Per tanto l'estrema facilità di creazione e diffusione di contenuti e conoscenze richiede un ripensamento circa il significato di diritto d’autore.
“Digitalizzare” una qualsiasi opera d’ingegno in sequenze di numeri binari è una pratica oramai diffusa e consueta: ciò che prima era fissato all’interno di un supporto perde la sua materialità fisica, identificabile con il “contenitore” o “supporto”, facilitandone il libero scambio del “contenuto”.
L’opera d’ingegno perde i suoi riferimenti tradizionali: non sparisce soltanto l’idea di supporto ma cambiano anche i luoghi dove far circolare questi beni. Non sono più esclusivamente librerie, cinema e teatri. Ma attraverso la connessione offerta dal web possono essere personal computer, palmari, cellulari.
Il fenomeno del file sharing ha abbondantemente dimostrato come sia facile, grazie ad un potente network di computer collegati in rete e in virtù di connessioni internet veloci far circolare tutto ciò che prima era impossibile condividere.
Questo fenomeno di portata mondiale ha radicalmente modificato l’opinione pubblica che ora concepisce lo scambio di beni e conoscenze attraverso il web come valore insostituibile. Questa volontà di diffusione si è rafforzata anche in contrapposizione alla percezione diffusa che alcune lobby di potere abbiano monopolizzato il mercato, imponendo tempi, costi e modalità di fruizione.
Il popolo della rete rivendica quindi la possibilità di usufruire di beni e conoscenze senza l’intralcio di strumenti legislativi e burocratici propri di un vecchio modo di concepire la circolazione dei prodotti d’ingegno.
Si comprende facilmente come, in questo contesto, perda di significato il concetto di “proprietà” intellettuale a favore di ciò che è concepito come “patrimonio“ collettivo. La rete valorizza lo scambio delle idee ed il libero circolo del pensiero. Condividere è l'imperativo categorico. In questa logica è ovvio giungere ad un conflitto con la vecchia concezione di copyright basato su un sistema giurisdizionale che pare oggi quanto mai superato.
Alla luce di queste e molte altre osservazioni che si possono fare sul concetto di copyright all'epoca del web, mette estrema angoscia la decisione della Cina di oscurare Wikipedia. In compenso il sottoscritto (con il supporto più morale che pratico di Jukka Rev.) sta inserendo alcune voci sulla Piccola Pietroburgo, ovvero Cavriago "terra rossa". Questa è la prima. Racconta alcune cose su Angelo Zanti, a cui è dedicata al piazza di Cavriago. I dati sono più o meno liberamente dedotti dal sito dell'Anpi. Pratica non del tutto ortodossa alla luce appunto del concetto di "paternità intelletuale". Credo però che, visto lo scopo, nessuno possa avere grosse obiezioni.

Le grosse trasformazioni introdotte dalle ICT hanno indotto un necessario ripensamento della nozione di copyright e di paternità intellettuale. Le nuove tecnologie permettono già da ora, la produzione di contenuti audio, video o testuali a costo zero. Al contempo i canali di comunicazione tecnologici ne facilitano il rapido scambio e la facile diffusione.
Per tanto l'estrema facilità di creazione e diffusione di contenuti e conoscenze richiede un ripensamento circa il significato di diritto d’autore.
“Digitalizzare” una qualsiasi opera d’ingegno in sequenze di numeri binari è una pratica oramai diffusa e consueta: ciò che prima era fissato all’interno di un supporto perde la sua materialità fisica, identificabile con il “contenitore” o “supporto”, facilitandone il libero scambio del “contenuto”.
L’opera d’ingegno perde i suoi riferimenti tradizionali: non sparisce soltanto l’idea di supporto ma cambiano anche i luoghi dove far circolare questi beni. Non sono più esclusivamente librerie, cinema e teatri. Ma attraverso la connessione offerta dal web possono essere personal computer, palmari, cellulari.
Il fenomeno del file sharing ha abbondantemente dimostrato come sia facile, grazie ad un potente network di computer collegati in rete e in virtù di connessioni internet veloci far circolare tutto ciò che prima era impossibile condividere.
Questo fenomeno di portata mondiale ha radicalmente modificato l’opinione pubblica che ora concepisce lo scambio di beni e conoscenze attraverso il web come valore insostituibile. Questa volontà di diffusione si è rafforzata anche in contrapposizione alla percezione diffusa che alcune lobby di potere abbiano monopolizzato il mercato, imponendo tempi, costi e modalità di fruizione.
Il popolo della rete rivendica quindi la possibilità di usufruire di beni e conoscenze senza l’intralcio di strumenti legislativi e burocratici propri di un vecchio modo di concepire la circolazione dei prodotti d’ingegno.
Si comprende facilmente come, in questo contesto, perda di significato il concetto di “proprietà” intellettuale a favore di ciò che è concepito come “patrimonio“ collettivo. La rete valorizza lo scambio delle idee ed il libero circolo del pensiero. Condividere è l'imperativo categorico. In questa logica è ovvio giungere ad un conflitto con la vecchia concezione di copyright basato su un sistema giurisdizionale che pare oggi quanto mai superato.
Alla luce di queste e molte altre osservazioni che si possono fare sul concetto di copyright all'epoca del web, mette estrema angoscia la decisione della Cina di oscurare Wikipedia. In compenso il sottoscritto (con il supporto più morale che pratico di Jukka Rev.) sta inserendo alcune voci sulla Piccola Pietroburgo, ovvero Cavriago "terra rossa". Questa è la prima. Racconta alcune cose su Angelo Zanti, a cui è dedicata al piazza di Cavriago. I dati sono più o meno liberamente dedotti dal sito dell'Anpi. Pratica non del tutto ortodossa alla luce appunto del concetto di "paternità intelletuale". Credo però che, visto lo scopo, nessuno possa avere grosse obiezioni.
6 Comments:
io l'anno scorso avevo provato a mettere qualche informazione sugli album dei GDM su wikipedia, ma non so come e perchè non ero riuscito a salvarle.
strano, è piuttosto semplice.
Io ho inserito la notizia ho salvato ed era già disponibile. Riprova!
si riprovato. mi è arrivato un messaggio e mi hanno detto che mettere tracklist e qualche info non basta,e hanno cancellato il tutto. accettano solo articoli, quindi in questi casi ci vorrebbero delle recensioni.
comunque mi sono permesso di aggiungere il Donadello alla lista dei musicisti e gli ultimi 2 ep nella discografia.
hai mai visto http://www.indiepedia.de?
è in tedesco però, dai, chi non lo sa?
:)
eh bè. chi non conosce il tedesco al giorno d'oggi?
io! :D
tzè...stì sardi che non impareranno mai una lingua diversa dal loro dialetto...
Ho letto con molta attenzione ciò che hai scritto perchè è un problema "etico" che affronto spesso anche con i miei amici.
Personalmente compro dischi e preferisco acquistarli, ma per problemi economici ed anche di reperibilità spesso scarico album di artisti dalla rete.
Ora ti pongo una domanda:"Ho tra le mani il vostro singolo uscito per la earsugar,appena scartato ed ascoltato, volevo riversarlo in digitale e così diffonderlo in rete,ho il tuo/vostro permesso?"
P.S.
Belli i 2 brani...aspetto in trepidante attesa il vostro nuovo disco...
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