Affiori
Mai stata a San Remo?

La tua camera a fiori. E' qualcosa di nuovo e parla una lingua sua.
E il quadro con il cuore dipinto porta un nome per ogni ventricolo. Ogni atrio.
Come rioni di un borgo medioevale, penso. Ecco la contrada dell'amore, del tradimento, i contradaioli della passione, il fantino della violenza. Tutti insieme al palio.
Al quarto piano di una città nemica. Hai ritagliato un angolo tuo. Ostinato come la voglia di non arrenderti. E ritrovo le coordinate del tuo progetto. Scolpito sul viso in un nuovo taglio di capelli.
Avremmo cose da dire ma la stanchezza ci vince. Sì. Parlare modificando solamente l'intensità degli aggettivi. Abbozzando piccoli quanti inutili perdoni. Trappole e terapie. Cosa potrei dirti? Raccontarti di un concerto con tanta gente. Ma ne hai visti centinaia. Con mille persone o con nessuno. Raccontarti qualche storia buffa o prenderti un po' in giro. Ma si torna sempre lì. Dirti che sono dispiaciuto, che ti amo o ti odio. E che nulla è come prima. Ma a che pro? Sono parole consumate dall'uso. Copie sbiadite dei sentimenti che le hanno mosse.
Presto sarà primavera. E una nuova estate. Ad aprile avrai già l'abbronzatura che io non ho mai avuto neanche a ferragosto. E quella ruota tornerà a macinare il tempo. Lasciandoci l'illusione di una consequenzialità a cui credere. O no.
E la tua camera a fiori è un tempio di solitudine. Una bellissima corazza in cui ti sei rifugiata. Per uscirne più forte. Cuori di fil di ferro appesi ovunque. Ricordano scheletri d'amore. E il letto un rifugio dove isolarti da ciò che accade fuori. Dal rumore della circonvallazione. Dagli occhi indiscreti dei vicini. Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli. Diceva Pavese. E tu lo sai. Tu lo sai?
Mi fai vedere qualche libro. Scorgo quello di Silvio D'arzo che mi avevi regalato per il compleanno. O una versione economica della bibbia che usavo alle scuole superiori e che mi prendesti in prestito per un esame all'università. Piccole scaglie di vita che abbiamo messo insieme, distrutto ed incollato milioni di volte.
Ci siamo cantati nelle orecchie quelle vecchie canzoni. Per far concorrenza a ciò che accade fuori. Come se la tua stanza fosse San Remo. Che i fiori non mancano. Ridiamo. Come se potessi cantarti "Ciao Amore Ciao". "La solita strada, bianca come il sale, il grano da crescere, i campi da arare". Quando già è passata mezzanotte torno a casa, là dove le favole hanno perso la speranza ultima. La redenzione.
Dentro di me forze centrifughe e centripete si combattono. Mi portano lontanissimo. Ma quello che non mi da tregua è l'idea della fine. Inesorabile avanza ma non si conclama mai. Come portatori sani d'amore assopito.
Forse davvero tuttociò che esiste trova una convergenza. Senza scorgerla. Si manifesta semplicemente in altri modi.
Calvino scrive che nulla mai nell'universo va perduto. Le cose perse in terra finiscono sulla Luna. Nelle sue bianche valli si ritrovano la fama che non resiste al tempo, le preghiere in malafede, le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo sprecato dai giocatori. Ed è là che, in ampolle sigillate, si conserva il senno di chi ha l'ha perduto il senno. Completamente o in parte.
Altro non è che la traduzione di quel passaggio ariosteso dove Astolfo a bordo dell'Ippogrifo vola sulla luna per recuperare il senno perduno dal paladino della cristinanità Orlando. Questo:
Molta fama è lassù, che, come un tarlo,
il tempo al lungo andar quaggiù divora:
lassù infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde al giuoco.
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desidèri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che insomma quaggiù perdesti mai,
lassù salendo ritrovar potrai.

La tua camera a fiori. E' qualcosa di nuovo e parla una lingua sua.
E il quadro con il cuore dipinto porta un nome per ogni ventricolo. Ogni atrio.
Come rioni di un borgo medioevale, penso. Ecco la contrada dell'amore, del tradimento, i contradaioli della passione, il fantino della violenza. Tutti insieme al palio.
Al quarto piano di una città nemica. Hai ritagliato un angolo tuo. Ostinato come la voglia di non arrenderti. E ritrovo le coordinate del tuo progetto. Scolpito sul viso in un nuovo taglio di capelli.
Avremmo cose da dire ma la stanchezza ci vince. Sì. Parlare modificando solamente l'intensità degli aggettivi. Abbozzando piccoli quanti inutili perdoni. Trappole e terapie. Cosa potrei dirti? Raccontarti di un concerto con tanta gente. Ma ne hai visti centinaia. Con mille persone o con nessuno. Raccontarti qualche storia buffa o prenderti un po' in giro. Ma si torna sempre lì. Dirti che sono dispiaciuto, che ti amo o ti odio. E che nulla è come prima. Ma a che pro? Sono parole consumate dall'uso. Copie sbiadite dei sentimenti che le hanno mosse.
Presto sarà primavera. E una nuova estate. Ad aprile avrai già l'abbronzatura che io non ho mai avuto neanche a ferragosto. E quella ruota tornerà a macinare il tempo. Lasciandoci l'illusione di una consequenzialità a cui credere. O no.
E la tua camera a fiori è un tempio di solitudine. Una bellissima corazza in cui ti sei rifugiata. Per uscirne più forte. Cuori di fil di ferro appesi ovunque. Ricordano scheletri d'amore. E il letto un rifugio dove isolarti da ciò che accade fuori. Dal rumore della circonvallazione. Dagli occhi indiscreti dei vicini. Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli. Diceva Pavese. E tu lo sai. Tu lo sai?
Mi fai vedere qualche libro. Scorgo quello di Silvio D'arzo che mi avevi regalato per il compleanno. O una versione economica della bibbia che usavo alle scuole superiori e che mi prendesti in prestito per un esame all'università. Piccole scaglie di vita che abbiamo messo insieme, distrutto ed incollato milioni di volte.
Ci siamo cantati nelle orecchie quelle vecchie canzoni. Per far concorrenza a ciò che accade fuori. Come se la tua stanza fosse San Remo. Che i fiori non mancano. Ridiamo. Come se potessi cantarti "Ciao Amore Ciao". "La solita strada, bianca come il sale, il grano da crescere, i campi da arare". Quando già è passata mezzanotte torno a casa, là dove le favole hanno perso la speranza ultima. La redenzione.
Dentro di me forze centrifughe e centripete si combattono. Mi portano lontanissimo. Ma quello che non mi da tregua è l'idea della fine. Inesorabile avanza ma non si conclama mai. Come portatori sani d'amore assopito.
Forse davvero tuttociò che esiste trova una convergenza. Senza scorgerla. Si manifesta semplicemente in altri modi.
Calvino scrive che nulla mai nell'universo va perduto. Le cose perse in terra finiscono sulla Luna. Nelle sue bianche valli si ritrovano la fama che non resiste al tempo, le preghiere in malafede, le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo sprecato dai giocatori. Ed è là che, in ampolle sigillate, si conserva il senno di chi ha l'ha perduto il senno. Completamente o in parte.
Altro non è che la traduzione di quel passaggio ariosteso dove Astolfo a bordo dell'Ippogrifo vola sulla luna per recuperare il senno perduno dal paladino della cristinanità Orlando. Questo:
Molta fama è lassù, che, come un tarlo,
il tempo al lungo andar quaggiù divora:
lassù infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde al giuoco.
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desidèri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che insomma quaggiù perdesti mai,
lassù salendo ritrovar potrai.
Labels: orlando, sanremo, stanza fiori
18 Comments:
è qualche tempo che leggo il tuo blog...che dire?inesorabilmente lucido e reale a volte quello che scrivi tanto che mi ci ritrovo e mi chiedo se mi conosci..e di più è bello sapere che non siamo soli a sentire quello che sentiamo..questo post non può essere commentato..non ce ne sarebbe motivo...
solo uno che fa musica con una spiccata vena di sensibilità artistica può dire quello che dici..
caro anonimo scusa se mi intrometto nelle tue riflessioni ma dire che queste "cose" nascono solo da chi fa musica ed ha una spiccata sensibilità artistica...mi fa un po' ridere.
Per il resto d'accordo con te,soprattutto sul fatto che non si può commentare il post.
Mi sono sentito come a spiare dietro il buco della serratura.
non è uno spiare, visto che è lui ad indurci alla lettura dopo aver lasciato il diario volutamente aperto.
Conoscere quella voce in un’anonima serata attesa da anni…colori, odori, luci soffuse nuove note...il mio emisfero destro con le sue funzioni emotive sequestra l’antagonista sinistro decidendo di mettere a tacere la razionalità che lo contraddistingue.
“Pet life saver” –leggo- su una copertina domestica da cd masterizzato…
Peccato! –penso- chissà a chi appartiene questa voce…sarà un uomo sulla cinquantina, calvo o stempiato con la classica pancetta da bevitore…”inumanamente” sensibile e per questo sfigato.
Quella diviene pian piano la colonna sonora dei miei momenti piu’ intimi,quelli in cui rabbia dolore e ricordi fluttuano dando vita a sensazioni che non puoi rinchiudere all’interno di un concetto.
Assisto per caso ad un tuo concerto e l’immagine di te che avevo tanto idealizzato crolla,scorgendo da una buia prima fila un ragazzino dall’età indefinita denominata successivamente “GLI ANNI DI CRISTO”…dopo una stretta di mano e dei banali complimenti (mentre penso e adesso che dico?)
Leggo adesso il tuo blog e rifletto…rifletto su quanto ci sembra intimo il dolore, il suo sapore indescrivibilmente amaro, corazzato dietro a sorrisi di circostanza.
Basta leggerti per capire che cosi’ non è,la chiamano empatia…C A R P E D I E M dicevano…forse quando l’emisfero sinistro tornerà a dominare e l’amigdala a funzionare…forse!
Grazie per i momenti catartici regalati durante la tappa palermitana,
Chiara
l'uomo è un piccolo mondo (democrito)
bellissimo post.
soprattutto dopo una notte di passione, amore, odio, violenza.
corrado hai un modo di scrivere spaventosamente bello.
ti ammiro.
...dai vari articoli sui "giardini" sono arrivata qui...mi sono inoltrata nella scrittura come in un libro e la musica poi...che bello il disco, belli i pezzi sul tuo sito di my space. Mi sono infatuata della vostra musica perchè mi solleva l'anima e la proietta con gentilezza ed eleganza verso una dimensione che io amo perchè mi appartiene più della realtà. sottilmente cruda e violentemente eterea mi trasporta in apnea tra passato e futuro. grazie. emily
era un pò che nn passavo di qua a leggiucchiare..bello tornare e riconfermarmi che vale sempre la pena passare.
Ti riconosco, mi riconosco.
Sono io, il cinquantenne con la pancia di birra.
Sfigato e insensibile.
Ma siamo fratelli.
Anche tu conosci alcune parole.
Hai letto, qualcosa lo hai letto.
Ricordi Calvino e l'orlandofurioso.
Magari al liceo ti hanno costretto.
Anche tu, come me preferisci leggere al cesso... gli ingredienti dello sciampo. Perchè alcuni scrivono shampoing? E cos'è l'aloe vera?
Anche tu usi Wikipedia per le citazioni. Ti ammiro. Io stesso ne faccio man bassa. Quando posso, o sono a corto di argomenti, o voglio farmi una figa che legge.
Bella la cultura degli altri, efficace e per niente faticosa, come un rutto da birra.
Avresti potuto scrivere: "sembrava una serata di merda e invece volevi scopare. Ti ho raccontato un sacco di robe tristi e romantiche, così magari in'un'altra serata di merda ti chiamo e scopiamo dopo che hai pianto"
E saresti andato a letto prima.
Invece hai tirato giù sta cosa con Calvino e Tenco.
Triste e malinconico. "i portatori sani di amore assopito"
Bravo maschio! Ti voglio bene.
Mi resta solo da dire una cosa a emili.emily
MA CHECCAZZO DICI?
Caro amico/a
In televisione si diceva, se non ti piace cambia canale. E c'era una misera scelta di 7-8 reti.
Oggi il web ti offre milioni di siti dove trovare ciò che cerchi.
Anche informazioni sull'aloe vera.
Rivolgiti lì, poi fammi sapere che ti hanno detto.
"È un'erba perenne, alta sino ad 1mt. Scapo fiorifero che si innalza dal centro delle foglie, costituito da una infiorescenza a racemo."
Cazzo, grazie dei consigli.
Ho anche trovato un sito che spiega come rendere gradevole il sapore dello sperma.
http://www.agarulez.it/racconti/stories/semeterapia.htm
Farò felice il mio bassotto.
senti anonimo sembra tu nn abbia proprio di meglio da fare..la tua eccessiva cattiveria fa quasi pensare a un disturbo bipolare.
anonima.
nn tutti hanno il sapore dello sperma che fa schifo.
Ehi, un altro con un cane ghiotto di sperma umano.
O sei tu il sommelier? Mi inchino, vi avevo sottovalutato.
Anche io ho visto l’altra sera E.R. col tipo bipolare.
Mi hai beccato, bambina.
Solo che io non prendo a calci i parabrezza.
Ho la fortuna di avere un’amico vestito di cuoio (è allergico al latex) chiuso in un’armadio con una pallina di gomma in bocca.
Ogni tanto gli apro e gli do due calci nelle balle.
:)..te nn sei mica normale!!: )))
e.r? cos´e´???
semplicemente patetico
Caro anomimo, purtroppo leggo solo oggi il tuo cordilae invito a spiegarti "CHE CAZZO DICO". Io dico che ognuno non dovrebbe andare oltre ciò che la natura gli ha concesso, a te, quindi, mio/a dolce amico/a, consiglio vivamente di abbandonare luoghi in cui potresti imbatterti in frasi troppo difficili per la tua cultura shampistica. Magari potresti comprare, per pochi euro, una rivista con sole immagini. Che ne dici? Ma a volte anche le immagini sono poesie da interpretare, lascia perdere anche quelle ti prego. Ci sono molte cose che vorrei dirti, anche in lingue diverse, ma se hai già difficoltà con l'italiano figuriamoci azzardare troppo; altre non le dirò per rispetto verso Corrado e tutti coloro che scrivono commenti intelligenti su questo blog. Per concludere: la prossima volta che ti capita di leggere un blog perchè hai terminato tutti i flaconi di shampoo eti imbatti nel mio nome, salta pure al commento successivo. Non mi offenderò. baci. Emily
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