La vita dove sono (parte II)
Sassi, viaggi e chissachi.

Frank controlla il suo cellulare. C'è un nuovo messaggio.
Chi può scrivere alle 2 di notte? Deve essere qualcosa, qualcuno di assolutamente atteso. Magari un messaggio d'amore. Altrimenti perchè proprio ora?
Nella testa rivede le ragazze incontrate a Montreal quando abitava nella casa di Leonard Cohen. E se fosse proprio una di quelle? Certo è passato molto tempo. Però chissà. Dopo mesi e mesi. Magari è lei che ha deciso di farsi viva. Ed io sono qui. Pronto per lei.
Ahimè.
Niente di tuttociò. E' Valerio, da Reggio Emilia, che da le ultime indicazioni a lui e Matteo. Questioni di lavoro.
Frank le legge con tono composto. E' deluso.
Poi parla con Matteo, beatamente seduto sulla sedia del camerino di Dissonanze. Qui all'Eur.
(E' sabato, i giardini hanno appena finito di suonare.)
«Valerio si raccomanda di non bere» dice
«Hai capito Matteo??»
«Che poi c'è da lavorare anche domani»
«Quello lo dice a te» risponde lui
«Devo spiegartelo?»
Ride. Ridono.
Touchè.
«Aspetta allora. Ce n'è per tutti».
«Ecco, ecco. Senti..» dice soddisfatto.
«Dì a Matteo di non ordinare bottiglie di vino costoso» (fa la voce di Valerio).
«Ricordagli che è una produzione low budget»
Io ho in mano una bottiglia di vino bianco. Una di quelle del cathering di Dissonanze. Valore: sì e no tre euro al supermercato.
Mi vergogno.
«Credevevi di averla scapata?» dice Frank
«Macchè. Si vede che Valerio mi conosce bene» risponde Matteo.
«Sa cosa mi piace»
E mentre parla sorride beato.
Io davanti a loro con la mia brodaglia in mano non so bene che fare.
Nascondo il vino? Ne cerco uno migliore?
Decisione istintiva. Vado.
Stappo la bottiglia e servo un bicchiere ad entrambi. Il nome del vino non m'aiuta. Leggo: "Passerina di Frascati".
Li guardo. Prendo tempo e dico.
«Se il nome è all'altezza delle aspettative, ci sarà da divertisti!»
Frank ride. Matteo accenna un gesto d'approvazione anche se diffida. Si capisce benissimo. Prendono il bicchiere (rigorosamente di carta) che gli offro. Allora ribadisco.
«Avrei scritto il vostro nome sopra al bicchiere ma non ho trovato il pennarello».
«Fate attenzione però a non perderne troppi».
«E' una produzione low budget!!».
Ridono tutti. Poveri ma belli. Come nei film di Rossellini. Ci andava così.
[...]
Fuori dal camerino Michele non si da pace. Si chiede come sia possibile che Frank abbia detto di no a due donne che lo volevano portare a letto insieme. Mentre scrivo ho ancora qui la sua faccia. Lo vedo. E' da ore che si tormenta.
Antefatto. In furgone. Vicino a Firenze.
Frank inizia a raccontare alcuni aneddoti della sua vita. Ricorda quando un paio di donne lo rimorchiano in un bar di Montreal. Sempre lì. Nella casa di Coehn.
Non una, due. Vogliono fare una scopata tutti insieme. Lui è preso alla sprovvista. Rifiuta l'invito.
E per giustificarsi dice.
«Ero triste e depresso per un amore finito».
con una voce sottile e malinconica che non so da dove sia uscita.
«Ma sei proprio "mastorchio"» sbotta michele. Interrompendo quell'idillio e rovesciando il registro nostalgico di quell'aneddoto.
E dice proprio "mastorchio". Un termine comprensibile solo a Ligonchio. Quasi a sottolineare che quelle sentite sono cose estrenee ad ogni logica. A qualsiasi alfabeto.
«Ma cosa ti dice il cervello??» domanda mentre guida in direzione Roma.
Ha gli occhi fuori dalle orbite.
Si gira incredulo. Guarda me. Poi Manvel.
Noi allarghiamo le braccia. Sconsolati.
«Si vede che non gli andava» dico imitando una delle sue espressioni proverbiali.
«Eh..che non gli andava!!!» risponde a voce alta ammiccando a Frank.
Nel frattempo s'appunta il nome del locale dove è successo il grande spreco. Sul biglietto autostradale. Poi guarda Sollo e gli dice:
«La prossima estate pareggiamo i conti!».
(*Frank è un operatore video Matteo è un fotografo.Bravissimo. Stiamo facendo un dvd sui giardini.
Se l'inzio è questo finiremo presto a Montreal con Michele che s'incazza con un tassista perchè non conosce il nome di un locale appuntato su un biglietto delle autostrade italiane)
Ma sopratutto.
Nessuno si chiede come abbiamo fatto a pagare il pedaggio?
Ma questa è un'altra storia. Lo direbbe anche Lucarelli.
Ora parto per Atene. Quindi..
Paura eh?
Frank controlla il suo cellulare. C'è un nuovo messaggio.
Chi può scrivere alle 2 di notte? Deve essere qualcosa, qualcuno di assolutamente atteso. Magari un messaggio d'amore. Altrimenti perchè proprio ora?
Nella testa rivede le ragazze incontrate a Montreal quando abitava nella casa di Leonard Cohen. E se fosse proprio una di quelle? Certo è passato molto tempo. Però chissà. Dopo mesi e mesi. Magari è lei che ha deciso di farsi viva. Ed io sono qui. Pronto per lei.
Ahimè.
Niente di tuttociò. E' Valerio, da Reggio Emilia, che da le ultime indicazioni a lui e Matteo. Questioni di lavoro.
Frank le legge con tono composto. E' deluso.
Poi parla con Matteo, beatamente seduto sulla sedia del camerino di Dissonanze. Qui all'Eur.
(E' sabato, i giardini hanno appena finito di suonare.)
«Valerio si raccomanda di non bere» dice
«Hai capito Matteo??»
«Che poi c'è da lavorare anche domani»
«Quello lo dice a te» risponde lui
«Devo spiegartelo?»
Ride. Ridono.
Touchè.
«Aspetta allora. Ce n'è per tutti».
«Ecco, ecco. Senti..» dice soddisfatto.
«Dì a Matteo di non ordinare bottiglie di vino costoso» (fa la voce di Valerio).
«Ricordagli che è una produzione low budget»
Io ho in mano una bottiglia di vino bianco. Una di quelle del cathering di Dissonanze. Valore: sì e no tre euro al supermercato.
Mi vergogno.
«Credevevi di averla scapata?» dice Frank
«Macchè. Si vede che Valerio mi conosce bene» risponde Matteo.
«Sa cosa mi piace»
E mentre parla sorride beato.
Io davanti a loro con la mia brodaglia in mano non so bene che fare.
Nascondo il vino? Ne cerco uno migliore?
Decisione istintiva. Vado.
Stappo la bottiglia e servo un bicchiere ad entrambi. Il nome del vino non m'aiuta. Leggo: "Passerina di Frascati".
Li guardo. Prendo tempo e dico.
«Se il nome è all'altezza delle aspettative, ci sarà da divertisti!»
Frank ride. Matteo accenna un gesto d'approvazione anche se diffida. Si capisce benissimo. Prendono il bicchiere (rigorosamente di carta) che gli offro. Allora ribadisco.
«Avrei scritto il vostro nome sopra al bicchiere ma non ho trovato il pennarello».
«Fate attenzione però a non perderne troppi».
«E' una produzione low budget!!».
Ridono tutti. Poveri ma belli. Come nei film di Rossellini. Ci andava così.
[...]
Fuori dal camerino Michele non si da pace. Si chiede come sia possibile che Frank abbia detto di no a due donne che lo volevano portare a letto insieme. Mentre scrivo ho ancora qui la sua faccia. Lo vedo. E' da ore che si tormenta.
Antefatto. In furgone. Vicino a Firenze.
Frank inizia a raccontare alcuni aneddoti della sua vita. Ricorda quando un paio di donne lo rimorchiano in un bar di Montreal. Sempre lì. Nella casa di Coehn.
Non una, due. Vogliono fare una scopata tutti insieme. Lui è preso alla sprovvista. Rifiuta l'invito.
E per giustificarsi dice.
«Ero triste e depresso per un amore finito».
con una voce sottile e malinconica che non so da dove sia uscita.
«Ma sei proprio "mastorchio"» sbotta michele. Interrompendo quell'idillio e rovesciando il registro nostalgico di quell'aneddoto.
E dice proprio "mastorchio". Un termine comprensibile solo a Ligonchio. Quasi a sottolineare che quelle sentite sono cose estrenee ad ogni logica. A qualsiasi alfabeto.
«Ma cosa ti dice il cervello??» domanda mentre guida in direzione Roma.
Ha gli occhi fuori dalle orbite.
Si gira incredulo. Guarda me. Poi Manvel.
Noi allarghiamo le braccia. Sconsolati.
«Si vede che non gli andava» dico imitando una delle sue espressioni proverbiali.
«Eh..che non gli andava!!!» risponde a voce alta ammiccando a Frank.
Nel frattempo s'appunta il nome del locale dove è successo il grande spreco. Sul biglietto autostradale. Poi guarda Sollo e gli dice:
«La prossima estate pareggiamo i conti!».
(*Frank è un operatore video Matteo è un fotografo.Bravissimo. Stiamo facendo un dvd sui giardini.
Se l'inzio è questo finiremo presto a Montreal con Michele che s'incazza con un tassista perchè non conosce il nome di un locale appuntato su un biglietto delle autostrade italiane)
Ma sopratutto.
Nessuno si chiede come abbiamo fatto a pagare il pedaggio?
Ma questa è un'altra storia. Lo direbbe anche Lucarelli.
Ora parto per Atene. Quindi..
Paura eh?
Labels: Cohen, ginopaolite, grecia, mastorchio, montreal, parole
15 Comments:
mi sembra di leggere solitudine e tanta voglia di condivisione...
corr goes morriconian
Concordo con l'anonimo..
carta.
che contro il sasso sempre vince.
Dimmi,in che vita sei adesso?
ma non so, perchè me lo chiedi.
boh, così.
Che casino.....questo è vera e propria cakòphonia...un racconto che stride in ogni singola frase...bah!
Corrado stà inventato il ''noise-racconto'' altro che indie-rock :D
Comunque quando uscirà più o meno il DVD dei Giardini? NON VEDO l'ORA!!!!!
La solitudine non si puo' condividere..
concordo.
la solitudine non si può condividere.
però c'è chi la comprende...
R.
...e c'è chi la comprende e la osserva da lontano...
Corrado Corrado...se continui a scrivere cosi' finisce che mi innamoro di te...
sei "figo nell'anima"!
ma solo nell'anima.....
non commenti mai i complimenti...ciao umiltà!
Little miss sunshine di Jonathan Dayton e Valerie Faris
L'arte del sogno di Michel Gondry
ho trovato il racconto cercando su google "mastorchio". Si dice anche a Verrucolette (minucciano, Garfagnana...
I should email my friend about it.
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