Chanson de Ligo
Traiettorie

Le sei del mattino.
Seduti fuori dal bar. Lì sulla curva.
Un tornante largo che la gente del posto chiama piazza. "La Valla".
Un borgo. Fondamentalmente una strada. Che è il paese. Ligonchio.
Un posto come tanti, ma anche no.
Inizia ad albeggiare. Io, Calle, Paglia, Nazza, Michele .
A bere gin lemon e a dire porcate.
Ricordo bene le risate. Anticipano sempre le battute.
Come quando non ce la si fa più.
E tutto sembra avere il peso di un macigno.
«Cos'è questo rumore?» chiede Michele
«Sarà qualche tangano che vuole fare il mago».
«Hai presente quel vidmarino di Piolo?»
«Ma quale?»
«Massì quel miccio che sta casa di Z***».
«Fate silenzio!» dice Calle.
«Stai a vedere...»
«Ci sarà da ridere».
(*mi perdonino i puristi del dialetto ligonchiese!!)
E lo dice sulla spinta di un sottile riso sadico.
Come chi si sa cosa sta per accadere.
Il sibilo dei copertoni persiste. E si avvicina.
E' praticamente qui. Si sente l'odore dei pneumatici consumati.
Finché, da dietro la curva, non spunta una golf scura.
Sembra non la guidi nessuno.
Ricordo le facce dei ragazzi. Zoom sui loro occhi.
Spalancati. Il panico.
E se ci centrasse?
Non abbiamo fatto in tempo a capire nulla.
Nazza ha chiuso gli occhi un secondo prima dell'impatto.
Trattiene il fiato ed altro.
"Boom!!"
Dopo l'urto, il silenzio. Immediatamente.
Nazza riapre gli occhi e guarda Michele per vedere se ha ali angeliche.
Segno di morta violenta e amnistia per ogni peccato.
Michele fissa la golf nera accartocciata contro la passat famigliare di Martinetti. Parcheggiata sulla stessa traiettoria che la folle automobile non è riuscita a compiere. Sono entrambe malconcie. Ma Michele non è un arcangelo.
Ergo sumus.
E' andata peggio alla passat di Martinetti che è ammaccata dietro e davanti. Il tamponamento l'ha scaraventata contro una colonna di cemento. Posta davanti alla statua del dottor Manenti. Barba e capelli. Commentò qualcuno.
Martinetti è il fidanzato della figlia del gestore della locanda di Ligonchio Alta. Che la gente chiama Bac**io o Bac**one, che vuol dire "credulone" ,ma che nessuno glielo dice in faccia per timore che s'incazzi e vista la sua stazza è comprensibile. La gente preferisce chiamarlo gentilmente "Valigia". Così, affettusamente.
Martinetti sta con la figlia di Valigia, dicevamo. E neanche a dirlo è uno da prendere per il culo. Ce l'ha scritto in faccia.
Ha quel nonsochè di pianzano. E se ti presenti con quella faccia è dura sopravvivere da queste parti.
Alla annuale partita scapoli-ammogliati Martinetti si presenta in campo con il look di Roberto Baggio ai mondiali americani del '94.
Capelli con il gel, tirati indietro. Legati a coda. Si dice che nonostante lo stato di forma approssimativo (conseguenza di un infortunio al menisco crociato) Martinetti abbia militato in Promozione. Per ben due anni.
Giusto per non passare inosservato Morinelli veste la maglia numero dieci, la fascia di capitano e ha una borraccia pronto-uso per qualsiasi emergenza idrica.
Inutile dirlo. E' il suo momento. Il pubblico vuole dargli una possibilità. E lui se la vuole giocare bene.
Martinetti nei primi dieci minuti non tocca un pallone. Gli fanno un tunnel. Bestemmia. Risponde con una gomitata. Ammonito.
Il pubblico mormora. Ma non c'è ancora il coro greco.
Tocca un pallone. Lo stoppa bene. Finta di fare un lancio e appoggia al terzino. Quello dell'altra squadra. Contropiede. Uno a zero per gli altri.
E gli sposati non vincono da un sacco di tempo. Mio padre sostiene di aver fatto una doppietta nell'ultima partita vinta dagli ammogliati.
«C'eravamo sposati da poco, io e tua madre».
Quindici anni fa, almeno.
Nonostante il risultato negativo Martinetti trotterella qua e là. Lo si ricorda solo per alcuni diverbi con i compagni di squadra.
«Passamela cazzo!».
«Ero solo» urla indicando un possibile corridoio vuoto pronto per una sua progressione.
«Non farmi ridere» sentenzia l'altro.
I coreuti si preparano. Sta per arrivare la scena madre.
Tre minuti dopo il 45'. Calcio di
punzione dal limite. Martinetti manda via tutti.
«Calcio io»
«Me la sento»
E lo dice con una determinazione tale che le parole arrivano fino in tribuna.
Studia visivamente la traiettoria. La ridisegna dieci volte con lo sguardo e fa presagire al pubblico un grande gesto balistico.
Il coro attende trepidante.
Prende una lunga rincorsa.
Sembra non arrivare mai sul pallone. Dieci interminabili secondi.
Quando finalmente arriva al tiro calcia talmente male che centra un suo compagno di squadra. Immaginate dove?
Ma non è finita. La palla rimane in gioco. Il neo enunco dolorante a terra non canta come Farinelli. Anzi. Ma è l'ultimo dei problemi di Martinetti. Lui vuole gonfiare la rete ed il resto non conta. Riprende il pallone, calcia di nuovo. Con tutta la violenza del suo orgoglio ferito. Centra l'arbitro in faccia. Con una pallonata da un metro di distanza e diecimila euro di dentista. Cade a terra tramortito.
«BASTA!!» urlano in tribuna
Il coro entra in scena. Viene chiamato di corsa.
«BUFFONE!!»
E a seguire una pioggia di fischi.
Lui sprezzante ripaga il pubblico con insulti.
E' Maradona alla finale di Italia Novanta.
Uno della sua squadra gli dice qualcosa. Martinetti sbotta. Gli da un calcio scomposto e mentre lo calcia cade. Umiliato e ferito se la prende con tutti.Da gomitate e pugni a caso. Lo portano fuori a braccio. Vola anche qualche manata.
Mentre lui impreca e parla a vanvera.
La tragedia s'è consumata già al primo atto.
Tutti a casa.
Ed invece no.
Eccolo di nuovo in scena. Richiamato dal rumore del botto scende in strada. Le sei passate. Veste mutandoni bianchi e stivali da cowboy. L'aurora non nasconde le sue nudità.
Al volante della golf nera c'era Ce**a di Ospitaletto. Esce dalla macchina frastornato dall'urto violento. E' annebbiato per una bella sbronza. Quando vede Martinetti con quel look da texano in mutande, ride.
Calle, che è un maeatro di queste situazioni, si pone immediatamente come mediatore tra Martinetti e Ce**a. E mette in scena un teatrino surreale. Giocando come il gatto col topo.
«Dobbiamo fare la costatazione» dice
Martinetti non proferisce parola. Urla solamente dioboia, m'han sbraghè la machina!»
«Calmo Martinetti, vedi che si aggiusta tutto».
«Due martellate e torna nuova»
«Facciamo la constatazione amichevole» ripeta Calle
«Ti fidi di me?» chiede beffardo
«dioboia, la machina!»
Ce**a ride e non parla.
Mi sarei giocato tutto sulla più ovvia delle scene. Martinetti sbotta e prende a calci Ce**a. Calle si mette in mezzo e alla fine volano un sacco di botte.
No.
Nulla di tuttociò. Dopo l'ultima bestemmia gridata al cielo, Martinetti tace.
Respira. Una lunga boccata d'ossigeno. Poi si mette a piangere. Lì davanti a noi. Piange in mutande e camperos ai piedi.
«Avrà le calze sotto?» mi sussurra Michele nell'orecchio
Non rispondo. Basta scherzare. Anche Calle si ammutolisce.
Martinetti frigna come una damina.
Con tempo cinematografico esce Pelucco dall'abitacolo dalla macchina di Ce**a.
Nessuno l'aveva notato. Dopo lo schianto si era addormentato di fianco al posto di guida. E nessuno s'era accorto di lui.
«Ma ci sei anche tu?? mastorchio». Chiede Nazza.
Lui lo guaarda e dice.
«Perchè?»
Come fosse la più stupida domanda al piu normale dei ritrovi mattutini.
Guarda Martinetti e gli dice
«Come cazzo sei vestito?»
«Vedi cosa succede ad andare con quelle sposate!»
«Non ti dicono mai a che ora torna il marito»
«E comunque se avessi calciato il pallone con quegli stivali, sai che traiettoria ad effetto»
...
A distanza di anni io e Nazza ancora ne parliamo. Ti ricordi di quella
sera con Martinetti?
[...]
Io questi giorni sto scrivendo qualche riga, una specie di prefazione per una raccolta di racconti di Silvano Scaruffi e Massimo Zanicchi. Due amici di Ligonchio Uno piccolo paese ai piedi del Monte Cusna. Sull'appennino Reggiano. Da quel posto provengono i miei genitori. Ma non solo loro, anche Michele, Silvano e Massimo. Ed io. Questo racconto è frutto di un viaggo a ritroso alla ricerca dei pezzi che mi servono per scrivere la prefazione.

Le sei del mattino.
Seduti fuori dal bar. Lì sulla curva.
Un tornante largo che la gente del posto chiama piazza. "La Valla".
Un borgo. Fondamentalmente una strada. Che è il paese. Ligonchio.
Un posto come tanti, ma anche no.
Inizia ad albeggiare. Io, Calle, Paglia, Nazza, Michele .
A bere gin lemon e a dire porcate.
Ricordo bene le risate. Anticipano sempre le battute.
Come quando non ce la si fa più.
E tutto sembra avere il peso di un macigno.
«Cos'è questo rumore?» chiede Michele
«Sarà qualche tangano che vuole fare il mago».
«Hai presente quel vidmarino di Piolo?»
«Ma quale?»
«Massì quel miccio che sta casa di Z***».
«Fate silenzio!» dice Calle.
«Stai a vedere...»
«Ci sarà da ridere».
(*mi perdonino i puristi del dialetto ligonchiese!!)
E lo dice sulla spinta di un sottile riso sadico.
Come chi si sa cosa sta per accadere.
Il sibilo dei copertoni persiste. E si avvicina.
E' praticamente qui. Si sente l'odore dei pneumatici consumati.
Finché, da dietro la curva, non spunta una golf scura.
Sembra non la guidi nessuno.
Ricordo le facce dei ragazzi. Zoom sui loro occhi.
Spalancati. Il panico.
E se ci centrasse?
Non abbiamo fatto in tempo a capire nulla.
Nazza ha chiuso gli occhi un secondo prima dell'impatto.
Trattiene il fiato ed altro.
"Boom!!"
Dopo l'urto, il silenzio. Immediatamente.
Nazza riapre gli occhi e guarda Michele per vedere se ha ali angeliche.
Segno di morta violenta e amnistia per ogni peccato.
Michele fissa la golf nera accartocciata contro la passat famigliare di Martinetti. Parcheggiata sulla stessa traiettoria che la folle automobile non è riuscita a compiere. Sono entrambe malconcie. Ma Michele non è un arcangelo.
Ergo sumus.
E' andata peggio alla passat di Martinetti che è ammaccata dietro e davanti. Il tamponamento l'ha scaraventata contro una colonna di cemento. Posta davanti alla statua del dottor Manenti. Barba e capelli. Commentò qualcuno.
Martinetti è il fidanzato della figlia del gestore della locanda di Ligonchio Alta. Che la gente chiama Bac**io o Bac**one, che vuol dire "credulone" ,ma che nessuno glielo dice in faccia per timore che s'incazzi e vista la sua stazza è comprensibile. La gente preferisce chiamarlo gentilmente "Valigia". Così, affettusamente.
Martinetti sta con la figlia di Valigia, dicevamo. E neanche a dirlo è uno da prendere per il culo. Ce l'ha scritto in faccia.
Ha quel nonsochè di pianzano. E se ti presenti con quella faccia è dura sopravvivere da queste parti.
Alla annuale partita scapoli-ammogliati Martinetti si presenta in campo con il look di Roberto Baggio ai mondiali americani del '94.
Capelli con il gel, tirati indietro. Legati a coda. Si dice che nonostante lo stato di forma approssimativo (conseguenza di un infortunio al menisco crociato) Martinetti abbia militato in Promozione. Per ben due anni.
Giusto per non passare inosservato Morinelli veste la maglia numero dieci, la fascia di capitano e ha una borraccia pronto-uso per qualsiasi emergenza idrica.
Inutile dirlo. E' il suo momento. Il pubblico vuole dargli una possibilità. E lui se la vuole giocare bene.
Martinetti nei primi dieci minuti non tocca un pallone. Gli fanno un tunnel. Bestemmia. Risponde con una gomitata. Ammonito.
Il pubblico mormora. Ma non c'è ancora il coro greco.
Tocca un pallone. Lo stoppa bene. Finta di fare un lancio e appoggia al terzino. Quello dell'altra squadra. Contropiede. Uno a zero per gli altri.
E gli sposati non vincono da un sacco di tempo. Mio padre sostiene di aver fatto una doppietta nell'ultima partita vinta dagli ammogliati.
«C'eravamo sposati da poco, io e tua madre».
Quindici anni fa, almeno.
Nonostante il risultato negativo Martinetti trotterella qua e là. Lo si ricorda solo per alcuni diverbi con i compagni di squadra.
«Passamela cazzo!».
«Ero solo» urla indicando un possibile corridoio vuoto pronto per una sua progressione.
«Non farmi ridere» sentenzia l'altro.
I coreuti si preparano. Sta per arrivare la scena madre.
Tre minuti dopo il 45'. Calcio di
punzione dal limite. Martinetti manda via tutti.
«Calcio io»
«Me la sento»
E lo dice con una determinazione tale che le parole arrivano fino in tribuna.
Studia visivamente la traiettoria. La ridisegna dieci volte con lo sguardo e fa presagire al pubblico un grande gesto balistico.
Il coro attende trepidante.
Prende una lunga rincorsa.
Sembra non arrivare mai sul pallone. Dieci interminabili secondi.
Quando finalmente arriva al tiro calcia talmente male che centra un suo compagno di squadra. Immaginate dove?
Ma non è finita. La palla rimane in gioco. Il neo enunco dolorante a terra non canta come Farinelli. Anzi. Ma è l'ultimo dei problemi di Martinetti. Lui vuole gonfiare la rete ed il resto non conta. Riprende il pallone, calcia di nuovo. Con tutta la violenza del suo orgoglio ferito. Centra l'arbitro in faccia. Con una pallonata da un metro di distanza e diecimila euro di dentista. Cade a terra tramortito.
«BASTA!!» urlano in tribuna
Il coro entra in scena. Viene chiamato di corsa.
«BUFFONE!!»
E a seguire una pioggia di fischi.
Lui sprezzante ripaga il pubblico con insulti.
E' Maradona alla finale di Italia Novanta.
Uno della sua squadra gli dice qualcosa. Martinetti sbotta. Gli da un calcio scomposto e mentre lo calcia cade. Umiliato e ferito se la prende con tutti.Da gomitate e pugni a caso. Lo portano fuori a braccio. Vola anche qualche manata.
Mentre lui impreca e parla a vanvera.
La tragedia s'è consumata già al primo atto.
Tutti a casa.
Ed invece no.
Eccolo di nuovo in scena. Richiamato dal rumore del botto scende in strada. Le sei passate. Veste mutandoni bianchi e stivali da cowboy. L'aurora non nasconde le sue nudità.
Al volante della golf nera c'era Ce**a di Ospitaletto. Esce dalla macchina frastornato dall'urto violento. E' annebbiato per una bella sbronza. Quando vede Martinetti con quel look da texano in mutande, ride.
Calle, che è un maeatro di queste situazioni, si pone immediatamente come mediatore tra Martinetti e Ce**a. E mette in scena un teatrino surreale. Giocando come il gatto col topo.
«Dobbiamo fare la costatazione» dice
Martinetti non proferisce parola. Urla solamente dioboia, m'han sbraghè la machina!»
«Calmo Martinetti, vedi che si aggiusta tutto».
«Due martellate e torna nuova»
«Facciamo la constatazione amichevole» ripeta Calle
«Ti fidi di me?» chiede beffardo
«dioboia, la machina!»
Ce**a ride e non parla.
Mi sarei giocato tutto sulla più ovvia delle scene. Martinetti sbotta e prende a calci Ce**a. Calle si mette in mezzo e alla fine volano un sacco di botte.
No.
Nulla di tuttociò. Dopo l'ultima bestemmia gridata al cielo, Martinetti tace.
Respira. Una lunga boccata d'ossigeno. Poi si mette a piangere. Lì davanti a noi. Piange in mutande e camperos ai piedi.
«Avrà le calze sotto?» mi sussurra Michele nell'orecchio
Non rispondo. Basta scherzare. Anche Calle si ammutolisce.
Martinetti frigna come una damina.
Con tempo cinematografico esce Pelucco dall'abitacolo dalla macchina di Ce**a.
Nessuno l'aveva notato. Dopo lo schianto si era addormentato di fianco al posto di guida. E nessuno s'era accorto di lui.
«Ma ci sei anche tu?? mastorchio». Chiede Nazza.
Lui lo guaarda e dice.
«Perchè?»
Come fosse la più stupida domanda al piu normale dei ritrovi mattutini.
Guarda Martinetti e gli dice
«Come cazzo sei vestito?»
«Vedi cosa succede ad andare con quelle sposate!»
«Non ti dicono mai a che ora torna il marito»
«E comunque se avessi calciato il pallone con quegli stivali, sai che traiettoria ad effetto»
...
A distanza di anni io e Nazza ancora ne parliamo. Ti ricordi di quella
sera con Martinetti?
[...]
Io questi giorni sto scrivendo qualche riga, una specie di prefazione per una raccolta di racconti di Silvano Scaruffi e Massimo Zanicchi. Due amici di Ligonchio Uno piccolo paese ai piedi del Monte Cusna. Sull'appennino Reggiano. Da quel posto provengono i miei genitori. Ma non solo loro, anche Michele, Silvano e Massimo. Ed io. Questo racconto è frutto di un viaggo a ritroso alla ricerca dei pezzi che mi servono per scrivere la prefazione.
Labels: incidenti, Ligonchio, nottambuli
4 Comments:
leggere questo post mi ricorda dei miei monti, del mio paese, della mia gente...storie di tanti anni fa, che malinconia!...bello
beh decisamente interessante...sono dei ricordi forti dalla partita allo schianto. comunque forti.
il tuo modo di scrivere è spettacolare, corrado. spettacolare
Sei dannatamente divertente, Corrado. Dannatamente.
ma a quando un tuo romanzo?
P.S. ho appena appurato che a breve sarete a catania,una capatina a palermo no? :(
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