February 27, 2007

Non sono il conte duca D’Olivares.

L'origine del mio nome



E’ un periodo in cui tante persone che conosco aspettano bambini. Gente a cui voglio molto bene, altri che stimo molto, altri che non avrei mai detto. Sembra che la cicogna, il cavolo e gli altri strumenti di concepimento siano in piena produzione. Fin qui tutto bene. C’è bisogno di linfa nuova, nuovi sorrisi e neuroni attivi per rinnovare le cose. Giusto?

Nel rituale dello stupore, dei “Ma dai?!!”, delle “Congratulazioni” , del “Di quanti mesi sei?” o “Quando nasce?”. Si passa velocemente alla domanda “Maschio o femmina? Lo sai già?” per poi chiedere sempre “Avete già deciso il nome?”.

Assorto in questo pensiero ho rivisto una coppia di giovani da poco trasferiti in città dall'appennino reggiano, quando ancora era la metà degli anni settanta. Lei poco più che ventenne, lui con qualche anno in più, un posto sicuro e qualche ambizione. Al secolo mio padre e mia madre.

Me li immagino alle prese con gli stessi rituali. Rispondere al fuoco delle domande con dei circostanziali “Non so” , “Ci stiamo pensando”.
Vedo mia madre arrossire e dire “ A me piacerebbe un nome semplice”. Indendiamoci. Come se un Giuseppe Tomasi di Lampedusa fosse troppo per una loro creatura.

Sì. E cosi fu. Venne scelto questo nome. Corrado.
Nome di origine tedesca. Su wikipedia c’è scritto che “Deriva da "kuoni", audace, e "radha" ovvero dal giudizio ardito o dalla voce grossa in assemblea.

Ma c'è dell'altro. Ci furono dei Corradi importanti. Qualche santo. L’imperatore Corrado II il Salico. O qualche figlio, nipote di Federico II di Svevia. Corrado IV o Corradino di Svevia (che fece una fine orribile, decapitato a soli sedici anni a Napoli).

Insomma il nome ha il suo pedigree. Non è "Conte duca d’Olivares" ma nemmeno un nome dato in passato solo a gatti e animali domestici vari, tipo Fufi o Pippo, o da rock star come Elvis, Elton o Ringo, o il riciclo di qualche nome di parenti o bisnonni della montagna. Come Artemisio, Ennio o Zenone.

Veniamo al dunque. Qualche anno fa indagai sull’origine del nome. Partendo direttamente dal responsabile.
"Mamma perchè mi chiamo così?”.
Lei glissò “Storia lunga, Corrado”.
“Eccoci, ci siamo” pensai io e risposi “Dai abbiamo tempo, dimmi un pò”.

“Io e tuo padre (quando inizia così sono sempre cazzi) volevamo chiamarti Nicola” si ferma e finge di meditare “Pensa che bel nome. Non trovi?”.
Io taccio e rifletto, però non mi viene in mente nulla di meglio se non il patrono di Bari e con tutto il rispetto non è proprio uno dei miei eroi di gioventù.

“Non trovi?”.
“Beh, che ne so? Ce ne sono tanti di nomi. Magari qualcosa di meglio c’era.”
“Non ti piace? Pensa che bel nome da avvocato, dottore Nicola Nuccini”.
Ecco. E’ fatta. Mi girano i coglioni.
“Chiariamoci. Già mi fa senso pensare al dottore Corrado Nuccini che mi ricorda Alberto Sordi nel medico della mutua e poi lo sai che fare l’avvocato non mi è mai piaciuto”.
Discutiamo ma vi risparmio questi passaggi. Alla fine sono solo recriminazioni madre figlio su ambizioni, aspettative e quant’altro. Ne avrete sentite molte. Se non altro in quelle trasmissioni di Maria de Filippi. Pensate che mia madre non le guardi??

Taglio corto e torno al punto “Perchè allora mi chiamo Corrado?”.
“Sai, volevamo chiamarti Nicola ma poi una coppia di nostri amici chiamò così loro figlio poco prima di te”.
“Come se dovessero chiamarsi tutti Nicola” pensai.
“Quindi io e tuo padre” continuò “ ci trovammo a dover scegliere un nuovo nome in poco tempo”.
“All’epoca, era verso la fine di Giugno” proseguì” Reggio Emilia era tappezzata dai manifesti di uno spettacolo di quel conduttore. Hai presente?”
“Chi?” risposi
“Massì, quello che è morto.”
“Corrado..” e poi si ferma che non ricorda il cognome.
No cazzo. Brivido.
“Corrado Ma...Com'era il nome?"
No, fanculo non può essere lui.
“Corrado Mant...”
Dai..merda, tra tutti i possibili nomi.
Mi sarei preso volentieri anche Corrado Cattani ispettore della Piovra o Corrado Ferlaino, almeno lui era amico di Maradona.
“Corrado Mantoni”.
E’ lui. Touchè. Merda.

Resto a bocca aperta. “Mi avete chiamato così per quello lì??” dico sprezzante.
“Non ti piace? Perchè? Era così buono e simpatico. E comuque a parte tutto Corrado è un bel nome”. “A me e tuo padre piace molto. Non trovi?”.
“Certo. Come no? Fortuna che non c’era Macario in giro, mamma” dico rassegnato e chiudo il discorso.

Così mentre concludo di scrivere questo post cerco Corrado Mantoni su wikipedia. Leggo la sua scheda che parte con una citazione.
“E se c'è stato uno scemo del paese, m'ha insegnato, non sapete quanto, a sorridere e non aver pretese”. Resto perplesso.
Poi mi passano davanti quei mezzogiorno di metà anni ottanta dove guardavo la ruota del “Pranzo è servito” girare e duplicare formaggi o frutte.
“ahiahiahiahi singor Carlo un altra frutta!” diceva il Corrado nazionale.

Ed io davanti allo schermo, bambino con i pantaloni altezza ginocchia ancora non sapevo che avrei voluto chiamarmi con un nome più importante di quello che accumuna me a quel simpatico figuro. Un nome di un evangelista spirituale come Giovanni o il nome di un grande scrittore come Pier Paolo.

Invece mi trovo il nome di questo presentatore noto per la sua ironia delicata, per la discrezione e la semplicità. Per il "Pranzo è Servito" e per la "Corrida di Corrado”. I latini, si sa, dicevano nomen omen. Chissà che non ci sia qualcosa al di là del semplice contrappasso dantesco. Che non sia solo un ridimensionamento della mia indole snob. E mi vedo a giocare a carte con Raimondo Vianello, Enzo Tortora e Mike Bongiorno. Con Vianello che bara e Corrado che lo sgama ma per signorilità gli fa solo una battuta a fine partita.

Con quella dannata ironia garbata impossibile da odiare. Impossibile?

Labels: cicogna, corrado, nomi

posted by Corrado Nuccini at 3:30 AM 12 comments

February 08, 2007

Ginipaolite

Shopping as therapy



Faccio acquisti strani in autogrill. Non so cos'è. Ma c'è una forza coatta che mi vince. L'ultimo nell'ordine è stato un cd di Battisti, "Emozioni". Appena sopra Firenze. L'avevo già addocchiato allo stop precedente, Fiano Romano. Quando l'ho rivisto lì, pronto, tutto per me a nemmeno dieci euro ho ceduto. Digipack e copertina bellissima. Battisti di profilo in controluce. Ho già i soldi in mano.

Coscienziosamente mi sono ben guardato dal mostrarlo ai Giardini di Mirò. Va bene tutto, ma noi "gruppi alternativi" politicamente impegnati, non possiamo comprare un disco con "Fiori Rosa, Fiori di Pesco". Mi sembra giusto. Allora che fare? La soluzione è nascondere il cd nella giacca e uscire come se nulla fosse. Gnorri.

Successe la stessa cosa anche qualche anno prima. Sì Ale, te ne parlavo qualche giorno fa.

Era il tour del 2004. Aprile inoltrato e faceva un caldo benedetto. Qualche data in Germania. Non ricordo neanche le città dove suonammo. Vicino a Berlino forse. Sì ecco. Burro s'arrampicò sull'albero. A turno ci provammo tutti. Ricordi?

Beh, comprai in autogrill una compilation di Gino Paoli. Più o meno con la stessa vergogna. Ma poi nel corso del tour si conclamò il virus della ginopaolite e ne fummo quasi tutti contagiati. Anche Jukka solitamente allergico a queste isterie collettive diede un tacito assenso.
Massì, perchè no? Che poi era uno dei periodi migliori dei Giardini di Mirò. Di sicuro per quella formazione. C'era una coesione come mai prima, c'era passione e desiderio. E tutto girava.

Io però stavo passando un momento personale complicato. L'onda lunga della crisi dei trent'anni. Trascorrevo le giornate sdraiato nella macchina di Andrea Rovacchi ascoltando l'iPod. Poca voglia di socializzare, diciamo.

Raina mi disse "Corrado, hai faccia di Gino Paoli". Quella che sfoggia nella copertina del disco. Ridiamo.

Intendiamoci. Il disco si chiamava "I grandi successi originali". Micacazzi. Allora penso a quell'artista che arriva a pubblicare un album celebrativo con tutti i suoi classici. E che foto ci mette? Una faccia malinconica, da sopravvissuto per miracolo.

Gino, non dico che dovevi usare una foto dove ridevi, sarebbe stato troppo. Però nemmeno questa. Una foto col microfono, ad esempio. Sarebbe bastata anche solo una foto diversa. Con un'altra luce. Così sembra che i successi li abbia fatti qualcun'altro. Non tu di certo.
Ma scelse questa foto. Mano destra sotto il mento, fin a toccar il folto baffo. Occhiali a goccia e tutto il resto. Sconsolato.

Resta poco da dire. La ginopaolite ci vinse. Prendemmo l'abitudine di terminare i nostri concerti con un accenno de "Il cielo in una stanza". Appiccicandola forzatamente alla versione di Blood Red Bird di Smog. Una cover della cover.
Inzialmente fu un gioco ma ci piacque a tal punto che poi proseguì per tutto il resto del tour. E poi nei concerti a seguire. Non contenti la registrammo pure. Uniche frasi in italiano cantate dai giardini di mirò.

"Questa stanza non ha più pareti ma alberi. Alberi infiniti".
Ale tirava fuori una voce sottile e delicata. Addolciva la "r" di alberi. E mi pietrificavo ogni volta.

E' buffo pensare come la primavera scorsa, camminando per Modena ho chiuso il cerchio di questo racconto. Discutevo animatamente con Cristina al telefono. Cercando una soluzione all'amore attraverso le parole. Nel frattempo è comparso lui davanti a me a lei e alle parole dell'amore.

Occhio praticamente chiuso, giubbetto di pelle, jeans e scarpe scure. Le vere epifanie. Altro che..

Ed aveva proprio quella faccia lì. Come lo si immagina.
Non la magnum e nemmeno la blue steal. Ma la faccia de "I grandi successi originali".

Gli avrei voluto dire qualcosa tipo, "Gino, sei sopravvissuto a tutto. Anche ai quattro amici al bar. Ti prego dimmi come si fa?".

Poi ho avuto remore. E me lo sono lasciato sfilare alle spalle. Con tutti i sassi consumati. Come le mie parole. D'amore. Per te.



...

"Fiori Rosa fiori di pesco, c'eri tu.
Fiori nuovi, domani esco.
Ho un anno di più".

Labels: cantautori, ginopaolite

posted by Corrado Nuccini at 3:13 AM 14 comments





"LA NOTTE ERA
FINITA E TI SENTIVO ANCORA SAPORE DELLA VITA MERAVIGLIOSO"

(D. Modugno)


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