March 28, 2007

Motronizzazione Civile

"se no cos'è in mezzo a questo fiume di automobili..."




Sono passate da poco le tredici e trenta di lunedì ventisei marzo, casello di Modena
Sud. Piove incessantemente. Nello specchietto retrovisore vedo Antony e Robin che spingono l'automobile che non avanza. Gli faccio dei gesti alla Primo Carnera e gli chiedo di essere più energici.
«Please, push the car!».
Solo dopo un po' mi accorgo che ho il freno a mano tirato mentre loro stanno già spingendo come matti. Rilascio il freno e la macchina si muove. Geniale. Ho anche il tempo per stupirmi di come alle volte penso pure di avere un cervello funzionate.
I due spingono mentre usciamo dal casello come solo l'armata Brancaleone avrebbe saputo fare.

Ma partiamo dall'inzio.

Ho appuntamento all'Hotel Principe all’una in punto. Devo prendere gli Isan e portarli all'aeroporto di Parma. Hanno suonato la sera precedente al Motron ed oggi si devono imbarcare da Parma, destinazione Londra Stansted.

Esco da casa a mezzogiorno ed arrivo dopo circa un'ora a Modena. Li trovo già davanti all'hotel con i bagagli ai piedi ed una certa composta impazienza. Saltano in macchina. Scambiamo due chiacchiere formali ma sembra che non abbiano molta voglia di parlare. Antony sembra più estroverso ma s'è seduto dietro, Robin è più timido e guarda la campagna uggiosa.
Dico «Look at the sky! Another typical italian sunny day!»
Loro ridono. Mi accontento.

Non ci vogliono complesse teorie antropologiche per capire che Antony è spaventato dalla mia guida. Guarda nervosamente di qua, poi di là. Mi prega di procedere prudentemente. Io cerco di rassicuralo.
«I never had an accident, I drive responsibly» dico con una certa convinzione.
Ma è come se non si fidasse. Mi guarda sofferente e mi dice. «Try to be careful, man»
«Don’t worry, dude» rido.
«This is what my mother suggest me everyday».
Robin accenna ad un sorriso. Antony no.

In prossimità dell'imbocco di Modena Nord squilla il cellulare. E’ mia madre davvero. Gli provo a spiegare che per oggi ne ho già abbastanza di Antony. La liquido alla svelta. Ma non è tutto. Robin, taciturno fino a quel momento, inizia a parlare. Mi coinvolge in una discussione su come la musica possa cambiare la vita. Insomma pane per i miei denti. Parla velocissimo. Io non ci mollo e cerco di dire la mia. C'è una sfida dialettica. Risultato: imbocco la direzione Bologna. Wrong way.

Guardo l'orario. Siamo in anticipo. Sorrido e dopo qualche chilometro dico.
«I have two news for you guys, one is good, one is not good»
Antony sbianca.
«The good one is that we are in perfect time»
«The bad is that this is the wrong way.»
Silenzio. Gelo. Robin mi guarda serio.
Ora s’incazza, penso. Invece no. Scoppia in una sonora Risata.

Antony percepisce un rumore sopra la ruota destra e si lamenta.
«Have you heard this noise?»
Io inizio a seccarmi e rispondo «it's just the rain. Only the rain»
Diagnosi mai fu più sciagurata. Il rumore aumenta. La macchina
non carbura regolarmente e perde accellerazione. Un odore acre che invade tutto l’abitacolo.
Rallento ma sembra non cambiare nulla.
Antony s’è chiuso in un silenzio glaciale. Grazie al cielo siamo praticamente a Modena Sud. Arrivo fino allo stop. Arrivata a destinazione, la mia automobile si spegne tra le braccia del casello con un ultimo sospiro poetico.

...

E siamo tornati all'inzio di questo post. In assenza di altre brillanti idee e con un furgoncino dietro che vuole passare, suggerisco ai miei compagni d’oltremanica di scendere e spingere. Fuori piove. Non poteva essere diversamente, penso. A fatica accostiamo la macchina sul bordo destro della strada. Un'altra automobile in sosta davanti a noi ci impedisce di mettere la mia al riparo dalla traiettoria della corsia d’uscita del Telepass.
Robin capisce la situazione assurda e ride.
Antony continua a dire. «It's not safe! It’s not safe, Corrado!». In effetti un paio
di macchine ci fanno il pelo circa ai cento all’ora.
Ci tocca scendere e prendere tutta l'acqua che Giove Pluvio ci riserva. Penso razionalmente di avere un grosso problema e due semplici soluzioni. Scappare o telefonare a qualcuno. Il mio senso di responsabilità mi fa prendere il cellulare in mano. Sfoglio la rubrica quando capisco che la situazione è realemente tragicomica: il mio cellulare decide di spegnersi. Batterie scariche.
Guardo gli isan e gli dico «we have a serius problem».
Quando penso che Antony mi possa dare un pugno lo vedo armeggiare che con il suo cellulare. Un Nokia simile al mio. Mi passa la sua batteria.
Gran colpo.

In un mezzo secondo telefono a Michele. Gli dico “Michi, sono a Modena Sud con la
macchina in panne.» Lui sapeva che dovevo andare a Parma.
Mi fa. «Perchè sei a Modena sud?»
Con imbarazzo dico «te lo spiego con calma poi.»
«Ci vieni a prendere? Loro devono essere a Parma per le tre. Ricordi?»
Resta in silenzio. Poi sento che mi dice
«Ok. Provo a partire, ma non ti garantisco nulla»
«Grazie, sei un amico.»
Faccio il punto della situazione. Spiego che forse arriva Michele. Antony inzia ad avere un incubo. Non arrivare in aereporto. Almeno non in tempo utile per decollare alle tre.

Nel mentre ci attende mezz’ora sotto l’acqua. Cerco di fare intrattenimento, ma vedo che non è aria. Pensiero tutto sommato comprensibile.
Chiamo Luca di Locusta e inziamo a ragionare su delle ipotesi alternative.
Forse c'è un aereo che arriva a Stanset alle otto e mezza, partendo
da Bergamo alle sette. Ci ragioniamo. Ma la vedo sempre più dura.

Nel frattempo passano i minuti io chiamo chiunque, più che altro per
ingannare il tempo e non incrociare la faccia corrucciata di Antony.
Dopo circa venticinque minuti arriva Michele. Ha le maniche arrotolate e la consapevolezza della missione speciale. Praticamente disperata. Sono le due e un quarto. Siamo ad uno sputo da Bologna e l'aereo decolla da Parma alle tre.

Ecco allora che Antony ha il secondo incubo della giornata ossia arrivare in aereoporto in tempo. E' bastato osservare come Michele ha frenato la macchina davanti a loro due per capire che quei tre quarti d'ora sarebbero stati da brivido.
Robin mi saluta con la mano dall'abitacolo in corsa lanciato verso l’impresa impossibile.

Amici, non vi invidio.

Io resto lì a Modena ed attendo l'arrivo dei soccorsi per la mia povera auto malconcia. Salgo in macchina noncurante di tutti i consigli di Antony.

Ogni tanto li chiamo per avere aggiornamenti ma Michele ha il telefono staccato. Il
tempo è poco e non può essere sprecato in chiacchiere. Alle tre e dieci ricevo una
sua telefonata. Dice solamente. «Imbarcarti». ride soddisfatto.

«La prossima volta che vai Parma prova a pasare per Ligonchio.»

Labels: isan, macchina in panne, modena sud

posted by Corrado Nuccini at 2:44 AM 17 comments

March 20, 2007

Le città incantate (1)

Rimini 10/02/07




Sono circa le tre e mezza. Il concerto è finito da qualche ora. Ognuno è già nella propria stanza. Due triple ed una doppia. Tutti tranne Michele che è rimasto fuori. Dice non che tornerà in camera prima che sia mattino. Provo a fare la doccia ma l'acqua non si scalda. Nel frattempo Manvel legge una biografia di Coltrane. Sul tavolino ha appoggiato un paio di birre "alleggerite" al catering del Velvet. Gli faccio una domanda. Non mi risponde.

Prendo il cellulare e chiamo Michele. «Dove sei?»
«Sono qui in un bar» dice
«Bevo un drink e torno. Che c'è? Non mi credi?»

E' stanco ed ubriaco e quando parla sembra ridere. Ci conosciamo bene. Quella voce acuta, un po’ strafottente mi è familiare. Vive in tante storie dove cambiano solo i comprimari. Ma lui è costante con quella voce che mentre parla ride.

Molte estati fa. Negli cuore degli anni ottanta.
«Ti va di andare al mare?» chiese mia madre.
Ci pensai. Non ero convinto.
Sospeso tra i pensieri farfugliai “Io..beh...non so..»
«Ma che c’è... non ti va?» mi disse.
«No. Non so. E’ che sto bene anche qui». risposi.
«Guarda che si sta meglio al mare. Ci vanno tutti. Poi c’è la nonna, tua zia e tante cose da fare» disse «e non ti preoccupare, io ti raggiungo nei fine settimana, con papà».
Rimasi in silenzio per un po’.
«C’è il televisore là?».


La settimana dopo ero a Rimini. La regina della riviera nel cuore deglia anni ottanta. Il divertimentificio. Gente ovunque, nei locali, nei caffè, nelle spiagge e nelle discoteche. Ma nulla mi interessava. Io avevo avevo un’altra idea. Precisa e determinata. Saltare sui tappeti. Quelli che grazie al tessuto elastico danno una spinta verso l’alto che in confronto saltare sui letti è come farlo sulla sabbia. Erano ovunque, lì nei parchi divertimenti con minigolf e sale giochi. Ce n’era anche uno sotto casa. Lo ammiravo dalla finestra del secondo piano, qui al condominio “Mareblu”, una costruzione popolare edificata in fretta e furia per rispondere alle esigenze dei nuovi turisti. Come me, mia nonna e mia zia.

Si tornava dal mare verso sera. E già alle sette i primi audaci popolavano il parco. Le prime carovane di saltatori sfilavano davanti ai miei occhi ammirati. Capriole avanti e indietro. Salti mortali. E tutta una serie di evoluzioni nell'aria. Li guardavo incredulo. Come fossero eroi. Atleti assoluti. Campioni di stile. Mi chiedevo che avrei saputo fare al posto loro. Senza pace.

Presi mia nonna da parte.
“Nonna, dobbiamo parlare.»
«Cusa ghet?» rispose minacciosa.
Le proposi di accompagnarmi al parco. Non doveva dirlo a nesuno ne a mia zia ne tanto meno a mia madre. Ricordo ancora i suoi occhi. Quando le svelai il mio piano d'azione mi guardò stupita ed esclamò «Ma et matt? Vot andar all'uspedal?»


Scendo in strada e vado a cercare Michele. Non so dove sia. So che è in un pub vicino all'albergo. Cammino e vedo una gigantesca macchina fotografica, kitsch come qualsiasi cosa intorno. Nell’ecosistema riminese però tutto trova un senso. Anche i miei ricordi scombinati. Cerco di orientarmi e pensare dove possa essere oggi il condominio “Mareblù” , mi chiedo se ci siano ancora i tappeti lì a fianco.

Qualche estate fa. Poco lontano da qui. A Senigallia. Io, Enrico, Tammu, Marzia e Cristina. Uno strano quintetto. Dopo aver bevuto vino e qualche negroni ci trovammo a saltare su tappeti elastici in un bagno gestito dai genitori di un amico di Enrico. Ricordo benissimo la faccia contratta di Tammu mentre tentava di fare evoluzioni sui tappeti. Rigido come in prenda ad un rigor mortis.

Suona il cellulare,
Michele mi dice "Senti Co’, faccio tardi. Ho conosciuto un paio di tizi qui.»
Resto in silenzio.
«Però ho finito i soldi e dicono che non che non mi fanno credito.»
«Ti ricordi il codice del mio bancomat? Ma piuttosto, sai dov’è un bancomat?»
Ride ma ha la voce appesantita e le consonanti restano attaccate ai denti.
«Michi sto venendo lì. Dimmi dove sei che ti raggiungo» rispondo.»
«Guarda che non ce n’è bisogno» sottolinea.
«Che centri tu?» ribatto piccato.»
«Non ho sonno, bevo volentieri qualcosa.»
Mentre parlo cade la linea. Quando richiamo sento la segreteria telefonica.

Sicuramente il posto è dietro l'angolo. Entro nel primo pub che vedo. Sento la voce di Michele. Mi avvicino pregustandomi la scena. Chissà che si sarà inventato? Eccolo. Vado a colpo sicuro. Anzi no. Non è lui. Quello che parla non gli assomiglia nemmeno. Sembra sobrio ed è in compagnia di una ragazza bionda. Perdo colpi.

Scendo nuovamente in strada e cammino sul lungomare. Sfilano davanti a me le stazioni balneari. Mi perdo a leggere i nomi. L’onomastica del divertimentificio. Bagno Pierino, Bagno Egisto, Bagno Bruno. Sorrido mentre ripenso ad una canzone che mi riporta alle mie vacanze di allora. Com’era? Mi concentro sulle parole. Ne ricordo alcune. Le altre sono assopite in me. Chissà da quanto tempo.

Molte estati fa. Mia nonna era uscita perché s’era dimenticata di comprare qualcosa. Aveva lasciato la radio accesa mentre trasmettevano quel pezzo. Io approfittai dell’assenza per scendere giù. Attraversai la strada e mi presentai davanti al tizio che vendeva i biglietti. Con un’insolita arroganza chiesi «Dammene uno».
Lui mi rispose meccanicamente senza guardarmi «Sono cinquemila lire per venti minuti.» Un sacco di soldi pensai. Ma avevo già in mano l’importo. Cinque banconote da mille lire. Strappò un foglietto e mi guardò. Comprese allora che avevo a malapena dieci anni. Mi allungò il ticket. Sentivo già nelle gambe il ritorno elastico dei tappeti. Poi ci ripensò e chiese. «Ma chi ti accompagna?.»

Il sole sorge squarciando di luce il cielo invernale. Nonostante la temperatura rimandi ad altre stagioni è inverno vero. La luce fa scemare il desiderio di recuperare Michele in qualche bar. Mi incammino verso l’hotel e scorgo in lontananza un vecchio signore. Mima dei gesti. Sembra che mi voglia parlare. Mi avvicino e l’osservo bene. Assomiglia ad Alfredo. Un vecchio professore di latino che m’ha aiutato a sostenere alcuni esami dell’università. Sarà la luce tagliente dell’alba, la stanchezza accumulata ma sembra proprio lui. Mi avvicino ulteriormente. Ha già inziato a parlarmi.

«Corrado, ti ricordi Lucrezio?»
«Si professore, l'ho studiato» rispondo meccanicamente. Quasi fossi interrogato.
Poi ci penso e rettifico “Oddio, neanche tanto. Dovrei?»
Tuonò «non furono gli dei non a creare l’universo. Ricorda. Loro sono indifferenti a noi. Inutile far finta di niente.»
Non so se ridere o scappare.
Mi sembrava Savonarola nel film di Benigni e Troisi
Annuisco e dico. «Sì, lo terrò a mente. La ringrazio.»
Apre la bocca rabbioso. Vuol dire la peggior cosa della sua vita ma desiste. Scuote solamente la testa e sussurra con un filo di voce.
«Nessuno se lo ricorda mai.»
«Professore, non si crucci. Oggi la gente pensa ad altro.»
Lo guardo e m’accorgo che non m’ascolta.
Ha già la testa altrove. Mi guarda dall'alto in basso e chiede
«Corrado, ma che ci fai qui?»
«E’ una storia lunga, Alfredo. Sto cercando un posto dove da piccolo non m’hanno fatto saltare sui tappeti elastici, poi ho smarrito le tracce di un mio amico. E’ qui in qualche bar.»
«E credi che questo sia un buon orario per girare senza meta?»
Vorrei rispondergli che sono cresciuto a sufficienza per gestirmi ma come un buon allievo annuisco e sorrido. Infondo il vecchio professore mi fa compassione.
«Si lei ha ragione. E' ora di andare a dormire».
Si rincuora e prosegue: “Te l’avevo detto. E’ tutta colpa di Chernobyl. Ricordi?»
«Sì, Alfredo. Me l’aveva detto. Lo ricordo perfettamente.»
«La nube radioattiva ha contaminato tutto. Siamo spacciati. Dopo vent’anni. Vent’anni e poi la fine. Ma tieni a mente che il peggio deve ancora arrivare».
«Allora che aspetti?» Chiede.
«Mettiti in salvo, prima che il mare inghiottisca tutto.»
«Che fai ancora qui? Scappa Corrado, non ti guardare indietro».
«Hai gambe buone per correre?»
Io annuisco, spaventato.
«Quella città maledetta andava rasa al suolo» urla Alfredo.
Inzio ad allontanarmi, prima titubante poi sempre più deciso.
Lui da dietro urla “Salvati tu che puoi. Io sono perduto».
Inizio a correre e non mi guardo indietro.
«Carthago delenda est» urla.
Così mi sembra di percepire. E sono le ultime parole di quel soliloquio.
Oramai non sento più la sua voce.
Corro fino all'albergo. Il ragazzo alla reception mi guarda come un marziano.
«Sei anche tu del gruppo dei musicisti?»
Annuisco, con il fiatone.
«Certo che siete strani voi..» e ride.
Prendo le chiavi dalle sue mani tozze. Vado dritto in camera . Apro la porta e trovo Michele disteso che dorme. Tutti i suoi vestiti gettati al bordo del letto. Manvel s’è addormentato con il libro di Coltrane aperto appoggiato sul petto. Una birra è ancora piena. L’altra no.


...


Il giorno dopo mi alzo e leggo sulla pagina locale di un quotidiano questa notizia:

"Rimini solo spensierata? Ma quando mai?"

RIMINI - I turisti che hanno scelto di passare la prossima estate a Rimini, Cattolica, Misano Adriatico e Riccione troveranno a loro disposizione - negli hotel, residence o altri tipi di strutture ricettive che affollano la costa romagnola - migliaia di copie del Vangelo di Luca.

Ma non s'è pensato solo ai turisti. La prossima stagione porterà inziative anche per gli operatori del sottore: momenti di spiritualità per bagnini, albergatori o altre categorie impegnate nell'attività estiva.

Nelle parrocchie, a disposizione dei turisti, liturgie celebrate nelle varie lingue, chiese sempre aperte e confessori disponibili, oltre a iniziative culturali-religiose come gite e pellegrinaggi verso santuari e luoghi di culto.


Cosi. La segnalo, perchè centra ma non centra.

Labels: apocalisse, de andrè, lucrezio, rimini, tondelli

posted by Corrado Nuccini at 5:19 PM 11 comments

March 02, 2007

Affiori

Mai stata a San Remo?



La tua camera a fiori. E' qualcosa di nuovo e parla una lingua sua.
E il quadro con il cuore dipinto porta un nome per ogni ventricolo. Ogni atrio.

Come rioni di un borgo medioevale, penso. Ecco la contrada dell'amore, del tradimento, i contradaioli della passione, il fantino della violenza. Tutti insieme al palio.

Al quarto piano di una città nemica. Hai ritagliato un angolo tuo. Ostinato come la voglia di non arrenderti. E ritrovo le coordinate del tuo progetto. Scolpito sul viso in un nuovo taglio di capelli.

Avremmo cose da dire ma la stanchezza ci vince. Sì. Parlare modificando solamente l'intensità degli aggettivi. Abbozzando piccoli quanti inutili perdoni. Trappole e terapie. Cosa potrei dirti? Raccontarti di un concerto con tanta gente. Ma ne hai visti centinaia. Con mille persone o con nessuno. Raccontarti qualche storia buffa o prenderti un po' in giro. Ma si torna sempre lì. Dirti che sono dispiaciuto, che ti amo o ti odio. E che nulla è come prima. Ma a che pro? Sono parole consumate dall'uso. Copie sbiadite dei sentimenti che le hanno mosse.

Presto sarà primavera. E una nuova estate. Ad aprile avrai già l'abbronzatura che io non ho mai avuto neanche a ferragosto. E quella ruota tornerà a macinare il tempo. Lasciandoci l'illusione di una consequenzialità a cui credere. O no.

E la tua camera a fiori è un tempio di solitudine. Una bellissima corazza in cui ti sei rifugiata. Per uscirne più forte. Cuori di fil di ferro appesi ovunque. Ricordano scheletri d'amore. E il letto un rifugio dove isolarti da ciò che accade fuori. Dal rumore della circonvallazione. Dagli occhi indiscreti dei vicini. Inutile piangere. Si nasce e si muore da soli. Diceva Pavese. E tu lo sai. Tu lo sai?

Mi fai vedere qualche libro. Scorgo quello di Silvio D'arzo che mi avevi regalato per il compleanno. O una versione economica della bibbia che usavo alle scuole superiori e che mi prendesti in prestito per un esame all'università. Piccole scaglie di vita che abbiamo messo insieme, distrutto ed incollato milioni di volte.

Ci siamo cantati nelle orecchie quelle vecchie canzoni. Per far concorrenza a ciò che accade fuori. Come se la tua stanza fosse San Remo. Che i fiori non mancano. Ridiamo. Come se potessi cantarti "Ciao Amore Ciao". "La solita strada, bianca come il sale, il grano da crescere, i campi da arare". Quando già è passata mezzanotte torno a casa, là dove le favole hanno perso la speranza ultima. La redenzione.

Dentro di me forze centrifughe e centripete si combattono. Mi portano lontanissimo. Ma quello che non mi da tregua è l'idea della fine. Inesorabile avanza ma non si conclama mai. Come portatori sani d'amore assopito.

Forse davvero tuttociò che esiste trova una convergenza. Senza scorgerla. Si manifesta semplicemente in altri modi.

Calvino scrive che nulla mai nell'universo va perduto. Le cose perse in terra finiscono sulla Luna. Nelle sue bianche valli si ritrovano la fama che non resiste al tempo, le preghiere in malafede, le lacrime e i sospiri degli amanti, il tempo sprecato dai giocatori. Ed è là che, in ampolle sigillate, si conserva il senno di chi ha l'ha perduto il senno. Completamente o in parte.

Altro non è che la traduzione di quel passaggio ariosteso dove Astolfo a bordo dell'Ippogrifo vola sulla luna per recuperare il senno perduno dal paladino della cristinanità Orlando. Questo:

Molta fama è lassù, che, come un tarlo,
il tempo al lungo andar quaggiù divora:
lassù infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.

Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde al giuoco.
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desidèri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che insomma quaggiù perdesti mai,
lassù salendo ritrovar potrai.

Labels: orlando, sanremo, stanza fiori

posted by Corrado Nuccini at 12:58 AM 18 comments





"LA NOTTE ERA
FINITA E TI SENTIVO ANCORA SAPORE DELLA VITA MERAVIGLIOSO"

(D. Modugno)


Brevissime

>Twitter

    follow me on Twitter

    Altre cose dal sito

    >Il succo del discorso

  • Flickr
  • Sassi: citazioni
  • Muxtape
  • >Musica

  • GDM official website
  • Nuccini! official website
  • Pillow official website
  • Punk... not diet! official website
  • Homesleep official website
  • 2ndrec official website
  • Hue
  • Thomanson Sound
  • >M-space

  • m-spazio Nuccini!
  • m-spazio Giardini di Miro'
  • m-spazio Punk not...diet!
  • m-spazio Pillow
  • m-spazio 2nd Rec
  • m-spazio Homesleep
  • m-spazio Zucchini Drive
  • m-spazio Bluebird
  • m-spazio Illuminati
  • m-spazio Pink Sound
  • >Siti che supporto

  • Jukka Reverberi
  • Alessandro Baronciani
  • Andrea Girolami
  • Polaroid
  • Qoob
  • Studio Blanco
  • Matteo Serri
  • Maps
  • >Rituali Privatissimi

  • Le Passanti
  • Le tre Verità
  • Intervista E.Clementi
  • Chelsea Hotel
  • Intervista A.Baronciani
  • L'appuntamento
  • Intervista M.Collini
  • >Nuccini!

  • Biografia
  • Stage plan
  • Foto1*
  • Foto2**
  • >Flickr

    www.flickr.com
    This is a Flickr badge showing public photos from corrado.nuccini. Make your own badge here.

    Ultimi post


    • A proposito di Giacomo Disvetri
    • Stranger Music
    • Fumana (intorno)
    • Fumana (negli occhi)
    • Agosto
    • Bigliettini
    • Cancerino
    • Postcard to Nina (2)
    • Postcard to Nina (1)
    • Spè

    Archives

    • December 2005
    • January 2006
    • February 2006
    • March 2006
    • April 2006
    • May 2006
    • June 2006
    • July 2006
    • August 2006
    • September 2006
    • October 2006
    • November 2006
    • December 2006
    • January 2007
    • February 2007
    • March 2007
    • May 2007
    • June 2007
    • July 2007
    • August 2007
    • September 2007
    • October 2007
    • November 2007
    • December 2007
    • January 2008
    • February 2008
    • April 2008
    • May 2008
    • June 2008
    • July 2008
    • August 2008
    • September 2008
    • October 2008
    • April 2009
    • July 2009

    *foto 1 by Ocean King

    *foto 2 by an anonymous roving
    photographer at a forgotten Polynesian restaurant