Status Seekers (1)
Essere riconosciuti per strada a Milano

Arriviamo a Milano in treno. Io e Michele. Un terribile mal di schiena mi limita i movimenti. Posso fare tutto quello che mediamente fa Big Jim con i suoi tre snodi. Il dolore è forte tanto che a mattino, appena sceso dal letto, penso di annullare il concerto.
Mica posso farmi vedere cosi. Penso.
Però è una gran seccatura. Bleubird arriva da Belino apposta. Sollo è già lì che m'aspetta. Non posso fare tutto questo casino. Scelgo. Mi dirigo in farmacia e compro tutti i painkiller conosciuti. Deciso. Ci provo.
Sfrutto il leggero sollievo dato dai medicinali e mi vesto a puntino. Sarò afflitto da acciacchi senili ma almeno mi vesto bene. Con questa autoconvinzione esco di casa. Milano ci aspetta.
Prendiamo il treno delle due e qualcosa. Io porto i bagagli leggeri. Michele porta tutte le cose d'ingombro. Pedaliera della chitarra e valigione con mixer e altre cose per il concerto. Alla stazione centrale prendiamo un taxi ed arriviamo in albergo dove oltre a noi risiedono i giocatori del Parma. Fuori dalla porta uno strano tizio mi guarda e dice qualcosa. Io fingo di non vederlo e proseguo. Il mondo è pieno di strane creature. Con la coda dell'occhio vedo Michele fare alcuni gesti d'approvazione. Tra matti si intendono, penso.
Saliamo nelle stanze. Chiedo a Michele chi fosse il tizio fuori dall'hotel. Lui mi risponde.
«Boh! Che ne so?».
«Mi ha chiesto se eri David Silvyan».
«Cosa?»
«Si, Ha detto così. E' David Sylvian?»
«Io gli ho detto di sì»
«Pensa che avevo capito il mago Silvan»
Non faccio in tempo a farmi spiegare perchè ha risposto così che siamo già nelle stanze. Dopo una mezz'ora i ragazzi del festival mandano un van a prenderci per "scortarci" fino a Parco Sempione, luogo del concerto.
Nel frattempo trovo Jaques Bruna (in arte Bleubird) nella sua stanza. Si è perso negli svicoli della metro di Milano ed è arrivato da pochi minuti. Mentre racconta la sua disavventura fatta di chilometri a piedi Michele ride come un matto.
Dopo una ventina di minuti scendiamo. Ecco che ricompare il tipo di prima che mi chiama.
«David Sylvian!!»
«Hey David Sylvian!!»
Eccoci. Ci siamo. Tutta colpa di Michele. Ma perchè tutte a me. Ho anche mal di schiena, oggi. Fingo nuovamente di non vederlo e procedo. Il tipo del festival gli dice.
«Ma non è David Sylvian, è Nuccini».
Il tipo rimane perpelesso. Teme forse di esser preso per il culo.
«E chi è Nuccini?»
«Ma scherzi ? E' uno famoso..»
(Io avrei voluto dirgli. Beh, ti sei dimenticato il punto esclamativo. Certo che non mi riconosce così. Ma non faccio ironia. La situazione è già imbarazzante così).
Nuccini? Lui ci pensa un po. Alla fine è costretto alla resa.
«Mi dispiace. Mai sentito»
«Però se vi interessa ho qui un autografo di Pavarotti»
«Originale, giuro!»
«Ho anche Nino Manfdredi ed Alberto Sordi»
«Sono tutti morti»
«Valgono di più».
[...]
Milano è una città strana. Anche se sei un poveretto, un disperato, un matto, un cacciatore d'autografi devi mantenere il tuo status quo. Sembra sempre che qualcuno messo peggio di te possa scalzarti e prendere il tuo posto in questa infinitesimale scalata al successo.
Il concerto scorre via liscio. O quasi. Rivedo alcuni amici. Andrea, Marco, Simona. Ci sono momenti in cui mi sembra quasi un luogo famiglire.
Il giorno dopo, il cacciatore d'autografi non c'è più. In compenso Michele urla lungo il corridoio. Vuole scovare la stanza di Luca Bucci. Portiere del Parma. E' di Busana. Appennino Reggiano. Uno dei nostri. :-)
...

Arriviamo a Milano in treno. Io e Michele. Un terribile mal di schiena mi limita i movimenti. Posso fare tutto quello che mediamente fa Big Jim con i suoi tre snodi. Il dolore è forte tanto che a mattino, appena sceso dal letto, penso di annullare il concerto.
Mica posso farmi vedere cosi. Penso.
Però è una gran seccatura. Bleubird arriva da Belino apposta. Sollo è già lì che m'aspetta. Non posso fare tutto questo casino. Scelgo. Mi dirigo in farmacia e compro tutti i painkiller conosciuti. Deciso. Ci provo.
Sfrutto il leggero sollievo dato dai medicinali e mi vesto a puntino. Sarò afflitto da acciacchi senili ma almeno mi vesto bene. Con questa autoconvinzione esco di casa. Milano ci aspetta.
Prendiamo il treno delle due e qualcosa. Io porto i bagagli leggeri. Michele porta tutte le cose d'ingombro. Pedaliera della chitarra e valigione con mixer e altre cose per il concerto. Alla stazione centrale prendiamo un taxi ed arriviamo in albergo dove oltre a noi risiedono i giocatori del Parma. Fuori dalla porta uno strano tizio mi guarda e dice qualcosa. Io fingo di non vederlo e proseguo. Il mondo è pieno di strane creature. Con la coda dell'occhio vedo Michele fare alcuni gesti d'approvazione. Tra matti si intendono, penso.
Saliamo nelle stanze. Chiedo a Michele chi fosse il tizio fuori dall'hotel. Lui mi risponde.
«Boh! Che ne so?».
«Mi ha chiesto se eri David Silvyan».
«Cosa?»
«Si, Ha detto così. E' David Sylvian?»
«Io gli ho detto di sì»
«Pensa che avevo capito il mago Silvan»
Non faccio in tempo a farmi spiegare perchè ha risposto così che siamo già nelle stanze. Dopo una mezz'ora i ragazzi del festival mandano un van a prenderci per "scortarci" fino a Parco Sempione, luogo del concerto.
Nel frattempo trovo Jaques Bruna (in arte Bleubird) nella sua stanza. Si è perso negli svicoli della metro di Milano ed è arrivato da pochi minuti. Mentre racconta la sua disavventura fatta di chilometri a piedi Michele ride come un matto.
Dopo una ventina di minuti scendiamo. Ecco che ricompare il tipo di prima che mi chiama.
«David Sylvian!!»
«Hey David Sylvian!!»
Eccoci. Ci siamo. Tutta colpa di Michele. Ma perchè tutte a me. Ho anche mal di schiena, oggi. Fingo nuovamente di non vederlo e procedo. Il tipo del festival gli dice.
«Ma non è David Sylvian, è Nuccini».
Il tipo rimane perpelesso. Teme forse di esser preso per il culo.
«E chi è Nuccini?»
«Ma scherzi ? E' uno famoso..»
(Io avrei voluto dirgli. Beh, ti sei dimenticato il punto esclamativo. Certo che non mi riconosce così. Ma non faccio ironia. La situazione è già imbarazzante così).
Nuccini? Lui ci pensa un po. Alla fine è costretto alla resa.
«Mi dispiace. Mai sentito»
«Però se vi interessa ho qui un autografo di Pavarotti»
«Originale, giuro!»
«Ho anche Nino Manfdredi ed Alberto Sordi»
«Sono tutti morti»
«Valgono di più».
[...]
Milano è una città strana. Anche se sei un poveretto, un disperato, un matto, un cacciatore d'autografi devi mantenere il tuo status quo. Sembra sempre che qualcuno messo peggio di te possa scalzarti e prendere il tuo posto in questa infinitesimale scalata al successo.
Il concerto scorre via liscio. O quasi. Rivedo alcuni amici. Andrea, Marco, Simona. Ci sono momenti in cui mi sembra quasi un luogo famiglire.
Il giorno dopo, il cacciatore d'autografi non c'è più. In compenso Michele urla lungo il corridoio. Vuole scovare la stanza di Luca Bucci. Portiere del Parma. E' di Busana. Appennino Reggiano. Uno dei nostri. :-)
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