Pizzicotti
Neanche oggi è quel giorno

Le bianchissime luci del pomeriggio forano le feritoie delle tapparelle abbassate. Solo un vecchio paralume evita il buio. Nella camera dei genitori di Nina l’orologio da tavolo appoggiato sul comodino destro segna le tre meno venti ma è tutto arbitrario. Potrebbero essere le dieci di sera o le due del mattino. Le ho scritto in un foglio “Se fosse ora il giorno del giudizio, per me va bene”.
Vorrei accarezzarle gli occhi. Cancellare i silenzi che l’accompagnano da qualche minuto. Simula imbarazzo. Allora sfilo la sua t-shirt color malva. E basta quella parola per rompere il suo innaturale aplomb.
«Ma come parli?»
«Neanche nonna usa certi vocaboli»
«Vuoi impressionarmi?»
E mentre ride mi compare l’immagine di sua nonna. L'ho vista una volta in foto. Loro due vis-à-vis a contendersi l'obiettivo. Senza proclamare un vincitore. Allo stesso modo ci contendiamo reciproche attenzioni. La t-shirt color ridere a terra. I silenzi color indugi al centro del letto. Mentre Nina in reggiseno e mutandine inizia a pungolarmi il torace.
«Ti manco qui?»
«E qui?»
«Ti piaccio qui?»
«Dai! Rispondi!»
Vorrei ribellarmi a quella pioggia di polpastrelli sul petto. Senza risultato. Mi ritrovo a pronunciare una serie di meccanici “sì” ogni qualvolta l'indice impatta sul corpo. -Mi piaci in tutti i punti-. -E mi manchi dove hai toccato un secondo prima-.
«Non basta» risponde.
«Ti sei fatto tanta strada per niente?»
Allora ci riprovo e dico -mi manchi dove il dito sta per toccare e mi piaci dove toccherai subito dopo-.
«Bravo!»
«Molto meglio» e ride soddisfatta.
«Però non credo a una sola parola che dici»
«Sei un bugiardo nato e lo so benissimo»
«Dammi una prova che m'ami?»
-E che dovrei fare? -rispondo.-Più di così!-, -Ho fatto tre ore di macchina e c'era un traffico insopportabile-. -Non è forse una prova questa?-.
«No, non lo è!»
«Voglio una vera prova d'amore..»
Si accascia sul letto. Come per piangere. Le appoggio la mano sulla testa cercando di capire il motivo di quella reazione. -Ho fatto qualcosa di sbagliato?-.
«Lasciami stare!» risponde stizzita
«Tu non sai come si tratta una donna»
«Sei un egoista di merda!»
Resto paralizzato. Non so che dire dopo quella reazione. La guardo come un bimbo osserva l’armadio dove il padre tiene i fucili. Capisce di avermi in pugno. Ride e cambia d’improvviso umore ricominciando lo stillicidio.
«Ti manco qui?»
«E qui?»
«Ti piaccio qui?»
«Qui e poi qui»
«E qui?»
...

Le bianchissime luci del pomeriggio forano le feritoie delle tapparelle abbassate. Solo un vecchio paralume evita il buio. Nella camera dei genitori di Nina l’orologio da tavolo appoggiato sul comodino destro segna le tre meno venti ma è tutto arbitrario. Potrebbero essere le dieci di sera o le due del mattino. Le ho scritto in un foglio “Se fosse ora il giorno del giudizio, per me va bene”.
Vorrei accarezzarle gli occhi. Cancellare i silenzi che l’accompagnano da qualche minuto. Simula imbarazzo. Allora sfilo la sua t-shirt color malva. E basta quella parola per rompere il suo innaturale aplomb.
«Ma come parli?»
«Neanche nonna usa certi vocaboli»
«Vuoi impressionarmi?»
E mentre ride mi compare l’immagine di sua nonna. L'ho vista una volta in foto. Loro due vis-à-vis a contendersi l'obiettivo. Senza proclamare un vincitore. Allo stesso modo ci contendiamo reciproche attenzioni. La t-shirt color ridere a terra. I silenzi color indugi al centro del letto. Mentre Nina in reggiseno e mutandine inizia a pungolarmi il torace.
«Ti manco qui?»
«E qui?»
«Ti piaccio qui?»
«Dai! Rispondi!»
Vorrei ribellarmi a quella pioggia di polpastrelli sul petto. Senza risultato. Mi ritrovo a pronunciare una serie di meccanici “sì” ogni qualvolta l'indice impatta sul corpo. -Mi piaci in tutti i punti-. -E mi manchi dove hai toccato un secondo prima-.
«Non basta» risponde.
«Ti sei fatto tanta strada per niente?»
Allora ci riprovo e dico -mi manchi dove il dito sta per toccare e mi piaci dove toccherai subito dopo-.
«Bravo!»
«Molto meglio» e ride soddisfatta.
«Però non credo a una sola parola che dici»
«Sei un bugiardo nato e lo so benissimo»
«Dammi una prova che m'ami?»
-E che dovrei fare? -rispondo.-Più di così!-, -Ho fatto tre ore di macchina e c'era un traffico insopportabile-. -Non è forse una prova questa?-.
«No, non lo è!»
«Voglio una vera prova d'amore..»
Si accascia sul letto. Come per piangere. Le appoggio la mano sulla testa cercando di capire il motivo di quella reazione. -Ho fatto qualcosa di sbagliato?-.
«Lasciami stare!» risponde stizzita
«Tu non sai come si tratta una donna»
«Sei un egoista di merda!»
Resto paralizzato. Non so che dire dopo quella reazione. La guardo come un bimbo osserva l’armadio dove il padre tiene i fucili. Capisce di avermi in pugno. Ride e cambia d’improvviso umore ricominciando lo stillicidio.
«Ti manco qui?»
«E qui?»
«Ti piaccio qui?»
«Qui e poi qui»
«E qui?»
...
Labels: giorno del giudizio, malva, nonna, pizzicotti, qui e qui