A Carpi al Tuwat
La banda della fruit bianca

Enrico Ghezzi siede dietro e dorme. Alessando Baronciani, al mio fianco, è sveglio. Parla di mille cose. Imita la voce di Andrea Pomini. Gli scrobbling di Lastfm e i La Quiete. Nel mentre la Clio di mia sorella sfreccia verso Bologna. E' finito da poco il dj set di Ghezzi, icona dalla voce fuori sincrono e della fruit bianca. Enrico ha messo i dischi al festival Control + C. Io ora sono alla guida e lo accompagno all'hotel.
Baronciani è elettrico. Quando ha visto la mia faccia desolata per questo viaggio imprevisto s'è fiondato.
«Andiamo insieme»
«Così facciamo due chiacchere».
Nella sua testa l'obiettivo è chiaro e si chiama Enrico Ghezzi. L'ingnaro critico cinematografico non sa chi ha davanti. Alessandro, col suo stile finto ingenuo, vuole fargli intuire che non siamo due driver a caso. Me bensì Corrado Nuccini e Alessandro Baronciani. Due che non conosce ma che presto conoscerà.
«Enrico, hai sentito questo?»
«Che ne pensi di quest'altro».
«Ma se questo è vero, quell'altro pure allora perchè.." e via dicendo.
Ma Ghezzi è stanco. Risponde piano, non è ispirato. A una domanda sulla musica riesce solo a dire
«La migliore espressione del rock sono gli anni settanta».
Il critico romano è tutto fuorchè stupido. Capisce di non essere particolarmente brillante e cerca di recuperare coi suoi tempi. Vuole comunque rivendicare la sua superiortià e si gioca un evergreen. Parla del riciclo delle mode e dei costumi. Nella mia testa gli compare una fruit bianca e la voce fuori sincrono.
«Oggi va di moda recuperare tutto».
«Attendo quando andrà di moda il moderno».
Ma l'effetto è mascio. Io e Ale ci guardiamo perplessi.
In tutto questo sottolineo come Baroniciani sia un gran fetente. E' dalla parte di chi parla fino ad un secondo prima che gli scappi la cazzata. Quando la frittata è fatta è già dall'altra sponda a tirare pietre (morali). Così con Ghezzi. Gli da l'illusione di essere dalla sua poi non gli concede nulla.
«Ora ascolto le luci della centrale elettrica» dice Baroncia.
Ghezzi istintivamente ride. Forse pensando fosse una metafora poetica, come se avesse detto "Ascolto la pioggia" o "Il rumore del mare nelle conchiglie". Ale non perde l'occasione e ribadisce
«No è un ragazzo che suona...»
«Ah sì, ne ho sentito parlare» ci prova Ghezzi.
«C'è un suo pezzo in un film di Morone»
«Al festival di Venezia».
«Ma no! Enrico.., Luci della Centrale è uno molto giovane».
«Roba di myspace».
Ghezzi malsopporta questa saccenza e come risposta s'addormenta. Piu pesi di lui. E sottolineo. PIU' PESI DI LUI. Che però da gran combattente non si arrende. Dopo dieci minuti prova a coglierci impreparati.
«Voi che siete esperti di queste cose..»
«Si può scaricare un video da youtube?»
Io ci penso un attimo e dico no. Baronciani per l'ennesima volta parte per la tangente e gli spiega come qualcuno abbia "clonato" un suo video degli Altro postato sul famoso portale utilizzando un programma che permette di scaricare tutti i video di youtube.
«Ce la si può fare» sentenzia.
Ma non fa a tempo a finire che Ghezzi nuovamente dorme o finge di farlo. A questo punto, prima che la situazione degeneri, entro in scena. Provo a parlare di cose a lui famigliari.
«Enrico hai viso il festival del Cinema di Torino?».
«E' stato un successione».
Ghezzi si riprende immediatamente.
«Macchè..»
E parte con una filippica sconnessa contro tutto e tutti che termina cosi.
«Nanni deve trovare posti dove sfogare il suo egocentrismo incontenibile».
Io penso alla sua sonorizzazione di Carpi con quattro dischi che suonano contemporaneamente. Eh sì, l'egocentrismo di Moretti..
Dall'autostrada si vede San Luca. L'ultimo problema della serata riguarda l'Hotel. Non posso portarlo fin sotto l'albergo, in via Indipendenza, perchè è in zona ZTL.
«Portami in stazione poi prendo un taxi» dice.
Ma piove e l'idea non lo convince molto. Allora chiama l'hotel.
«Dicono che puoi arrivare fin sotto al Baglioni»
«Poi mi dai il numero di targa»
«E loro lo comunicano alla polizia»
Sarà. Davanti all'hotel gli allungo un foglio bianco con sopra il numero di targa. Baronciani mi sussurra che è meglio consegnarlo direttamente alla reception che non si sa mai.
Però non posso nemmeno mollare l'auto e corrergli dietro. Quindi ci pensa nuovamente lui. Si alza e si dirige verso il critico. Ghezzi, memore delle precedienti discussioni, alla sua vista, accelera con insospettabile passo felino.
«No, non c'è bisogno che m'accompagni».
E ci saluta dall'altra parte della strada.
«Guidate con prudenza».
Ovviamente il mio numero di targa nella sua testa è già un problema secondario.
Vi saprò dire se mi arriva la multa.

Enrico Ghezzi siede dietro e dorme. Alessando Baronciani, al mio fianco, è sveglio. Parla di mille cose. Imita la voce di Andrea Pomini. Gli scrobbling di Lastfm e i La Quiete. Nel mentre la Clio di mia sorella sfreccia verso Bologna. E' finito da poco il dj set di Ghezzi, icona dalla voce fuori sincrono e della fruit bianca. Enrico ha messo i dischi al festival Control + C. Io ora sono alla guida e lo accompagno all'hotel.
Baronciani è elettrico. Quando ha visto la mia faccia desolata per questo viaggio imprevisto s'è fiondato.
«Andiamo insieme»
«Così facciamo due chiacchere».
Nella sua testa l'obiettivo è chiaro e si chiama Enrico Ghezzi. L'ingnaro critico cinematografico non sa chi ha davanti. Alessandro, col suo stile finto ingenuo, vuole fargli intuire che non siamo due driver a caso. Me bensì Corrado Nuccini e Alessandro Baronciani. Due che non conosce ma che presto conoscerà.
«Enrico, hai sentito questo?»
«Che ne pensi di quest'altro».
«Ma se questo è vero, quell'altro pure allora perchè.." e via dicendo.
Ma Ghezzi è stanco. Risponde piano, non è ispirato. A una domanda sulla musica riesce solo a dire
«La migliore espressione del rock sono gli anni settanta».
Il critico romano è tutto fuorchè stupido. Capisce di non essere particolarmente brillante e cerca di recuperare coi suoi tempi. Vuole comunque rivendicare la sua superiortià e si gioca un evergreen. Parla del riciclo delle mode e dei costumi. Nella mia testa gli compare una fruit bianca e la voce fuori sincrono.
«Oggi va di moda recuperare tutto».
«Attendo quando andrà di moda il moderno».
Ma l'effetto è mascio. Io e Ale ci guardiamo perplessi.
In tutto questo sottolineo come Baroniciani sia un gran fetente. E' dalla parte di chi parla fino ad un secondo prima che gli scappi la cazzata. Quando la frittata è fatta è già dall'altra sponda a tirare pietre (morali). Così con Ghezzi. Gli da l'illusione di essere dalla sua poi non gli concede nulla.
«Ora ascolto le luci della centrale elettrica» dice Baroncia.
Ghezzi istintivamente ride. Forse pensando fosse una metafora poetica, come se avesse detto "Ascolto la pioggia" o "Il rumore del mare nelle conchiglie". Ale non perde l'occasione e ribadisce
«No è un ragazzo che suona...»
«Ah sì, ne ho sentito parlare» ci prova Ghezzi.
«C'è un suo pezzo in un film di Morone»
«Al festival di Venezia».
«Ma no! Enrico.., Luci della Centrale è uno molto giovane».
«Roba di myspace».
Ghezzi malsopporta questa saccenza e come risposta s'addormenta. Piu pesi di lui. E sottolineo. PIU' PESI DI LUI. Che però da gran combattente non si arrende. Dopo dieci minuti prova a coglierci impreparati.
«Voi che siete esperti di queste cose..»
«Si può scaricare un video da youtube?»
Io ci penso un attimo e dico no. Baronciani per l'ennesima volta parte per la tangente e gli spiega come qualcuno abbia "clonato" un suo video degli Altro postato sul famoso portale utilizzando un programma che permette di scaricare tutti i video di youtube.
«Ce la si può fare» sentenzia.
Ma non fa a tempo a finire che Ghezzi nuovamente dorme o finge di farlo. A questo punto, prima che la situazione degeneri, entro in scena. Provo a parlare di cose a lui famigliari.
«Enrico hai viso il festival del Cinema di Torino?».
«E' stato un successione».
Ghezzi si riprende immediatamente.
«Macchè..»
E parte con una filippica sconnessa contro tutto e tutti che termina cosi.
«Nanni deve trovare posti dove sfogare il suo egocentrismo incontenibile».
Io penso alla sua sonorizzazione di Carpi con quattro dischi che suonano contemporaneamente. Eh sì, l'egocentrismo di Moretti..
Dall'autostrada si vede San Luca. L'ultimo problema della serata riguarda l'Hotel. Non posso portarlo fin sotto l'albergo, in via Indipendenza, perchè è in zona ZTL.
«Portami in stazione poi prendo un taxi» dice.
Ma piove e l'idea non lo convince molto. Allora chiama l'hotel.
«Dicono che puoi arrivare fin sotto al Baglioni»
«Poi mi dai il numero di targa»
«E loro lo comunicano alla polizia»
Sarà. Davanti all'hotel gli allungo un foglio bianco con sopra il numero di targa. Baronciani mi sussurra che è meglio consegnarlo direttamente alla reception che non si sa mai.
Però non posso nemmeno mollare l'auto e corrergli dietro. Quindi ci pensa nuovamente lui. Si alza e si dirige verso il critico. Ghezzi, memore delle precedienti discussioni, alla sua vista, accelera con insospettabile passo felino.
«No, non c'è bisogno che m'accompagni».
E ci saluta dall'altra parte della strada.
«Guidate con prudenza».
Ovviamente il mio numero di targa nella sua testa è già un problema secondario.
Vi saprò dire se mi arriva la multa.
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