Ginipaolite
Shopping as therapy

Faccio acquisti strani in autogrill. Non so cos'è. Ma c'è una forza coatta che mi vince. L'ultimo nell'ordine è stato un cd di Battisti, "Emozioni". Appena sopra Firenze. L'avevo già addocchiato allo stop precedente, Fiano Romano. Quando l'ho rivisto lì, pronto, tutto per me a nemmeno dieci euro ho ceduto. Digipack e copertina bellissima. Battisti di profilo in controluce. Ho già i soldi in mano.
Coscienziosamente mi sono ben guardato dal mostrarlo ai Giardini di Mirò. Va bene tutto, ma noi "gruppi alternativi" politicamente impegnati, non possiamo comprare un disco con "Fiori Rosa, Fiori di Pesco". Mi sembra giusto. Allora che fare? La soluzione è nascondere il cd nella giacca e uscire come se nulla fosse. Gnorri.
Successe la stessa cosa anche qualche anno prima. Sì Ale, te ne parlavo qualche giorno fa.
Era il tour del 2004. Aprile inoltrato e faceva un caldo benedetto. Qualche data in Germania. Non ricordo neanche le città dove suonammo. Vicino a Berlino forse. Sì ecco. Burro s'arrampicò sull'albero. A turno ci provammo tutti. Ricordi?
Beh, comprai in autogrill una compilation di Gino Paoli. Più o meno con la stessa vergogna. Ma poi nel corso del tour si conclamò il virus della ginopaolite e ne fummo quasi tutti contagiati. Anche Jukka solitamente allergico a queste isterie collettive diede un tacito assenso.
Massì, perchè no? Che poi era uno dei periodi migliori dei Giardini di Mirò. Di sicuro per quella formazione. C'era una coesione come mai prima, c'era passione e desiderio. E tutto girava.
Io però stavo passando un momento personale complicato. L'onda lunga della crisi dei trent'anni. Trascorrevo le giornate sdraiato nella macchina di Andrea Rovacchi ascoltando l'iPod. Poca voglia di socializzare, diciamo.
Raina mi disse "Corrado, hai faccia di Gino Paoli". Quella che sfoggia nella copertina del disco. Ridiamo.
Intendiamoci. Il disco si chiamava "I grandi successi originali". Micacazzi. Allora penso a quell'artista che arriva a pubblicare un album celebrativo con tutti i suoi classici. E che foto ci mette? Una faccia malinconica, da sopravvissuto per miracolo.
Gino, non dico che dovevi usare una foto dove ridevi, sarebbe stato troppo. Però nemmeno questa. Una foto col microfono, ad esempio. Sarebbe bastata anche solo una foto diversa. Con un'altra luce. Così sembra che i successi li abbia fatti qualcun'altro. Non tu di certo.
Ma scelse questa foto. Mano destra sotto il mento, fin a toccar il folto baffo. Occhiali a goccia e tutto il resto. Sconsolato.
Resta poco da dire. La ginopaolite ci vinse. Prendemmo l'abitudine di terminare i nostri concerti con un accenno de "Il cielo in una stanza". Appiccicandola forzatamente alla versione di Blood Red Bird di Smog. Una cover della cover.
Inzialmente fu un gioco ma ci piacque a tal punto che poi proseguì per tutto il resto del tour. E poi nei concerti a seguire. Non contenti la registrammo pure. Uniche frasi in italiano cantate dai giardini di mirò.
"Questa stanza non ha più pareti ma alberi. Alberi infiniti".
Ale tirava fuori una voce sottile e delicata. Addolciva la "r" di alberi. E mi pietrificavo ogni volta.
E' buffo pensare come la primavera scorsa, camminando per Modena ho chiuso il cerchio di questo racconto. Discutevo animatamente con Cristina al telefono. Cercando una soluzione all'amore attraverso le parole. Nel frattempo è comparso lui davanti a me a lei e alle parole dell'amore.
Occhio praticamente chiuso, giubbetto di pelle, jeans e scarpe scure. Le vere epifanie. Altro che..
Ed aveva proprio quella faccia lì. Come lo si immagina.
Non la magnum e nemmeno la blue steal. Ma la faccia de "I grandi successi originali".
Gli avrei voluto dire qualcosa tipo, "Gino, sei sopravvissuto a tutto. Anche ai quattro amici al bar. Ti prego dimmi come si fa?".
Poi ho avuto remore. E me lo sono lasciato sfilare alle spalle. Con tutti i sassi consumati. Come le mie parole. D'amore. Per te.
...
"Fiori Rosa fiori di pesco, c'eri tu.
Fiori nuovi, domani esco.
Ho un anno di più".

Faccio acquisti strani in autogrill. Non so cos'è. Ma c'è una forza coatta che mi vince. L'ultimo nell'ordine è stato un cd di Battisti, "Emozioni". Appena sopra Firenze. L'avevo già addocchiato allo stop precedente, Fiano Romano. Quando l'ho rivisto lì, pronto, tutto per me a nemmeno dieci euro ho ceduto. Digipack e copertina bellissima. Battisti di profilo in controluce. Ho già i soldi in mano.
Coscienziosamente mi sono ben guardato dal mostrarlo ai Giardini di Mirò. Va bene tutto, ma noi "gruppi alternativi" politicamente impegnati, non possiamo comprare un disco con "Fiori Rosa, Fiori di Pesco". Mi sembra giusto. Allora che fare? La soluzione è nascondere il cd nella giacca e uscire come se nulla fosse. Gnorri.
Successe la stessa cosa anche qualche anno prima. Sì Ale, te ne parlavo qualche giorno fa.
Era il tour del 2004. Aprile inoltrato e faceva un caldo benedetto. Qualche data in Germania. Non ricordo neanche le città dove suonammo. Vicino a Berlino forse. Sì ecco. Burro s'arrampicò sull'albero. A turno ci provammo tutti. Ricordi?
Beh, comprai in autogrill una compilation di Gino Paoli. Più o meno con la stessa vergogna. Ma poi nel corso del tour si conclamò il virus della ginopaolite e ne fummo quasi tutti contagiati. Anche Jukka solitamente allergico a queste isterie collettive diede un tacito assenso.
Massì, perchè no? Che poi era uno dei periodi migliori dei Giardini di Mirò. Di sicuro per quella formazione. C'era una coesione come mai prima, c'era passione e desiderio. E tutto girava.
Io però stavo passando un momento personale complicato. L'onda lunga della crisi dei trent'anni. Trascorrevo le giornate sdraiato nella macchina di Andrea Rovacchi ascoltando l'iPod. Poca voglia di socializzare, diciamo.
Raina mi disse "Corrado, hai faccia di Gino Paoli". Quella che sfoggia nella copertina del disco. Ridiamo.
Intendiamoci. Il disco si chiamava "I grandi successi originali". Micacazzi. Allora penso a quell'artista che arriva a pubblicare un album celebrativo con tutti i suoi classici. E che foto ci mette? Una faccia malinconica, da sopravvissuto per miracolo.
Gino, non dico che dovevi usare una foto dove ridevi, sarebbe stato troppo. Però nemmeno questa. Una foto col microfono, ad esempio. Sarebbe bastata anche solo una foto diversa. Con un'altra luce. Così sembra che i successi li abbia fatti qualcun'altro. Non tu di certo.
Ma scelse questa foto. Mano destra sotto il mento, fin a toccar il folto baffo. Occhiali a goccia e tutto il resto. Sconsolato.
Resta poco da dire. La ginopaolite ci vinse. Prendemmo l'abitudine di terminare i nostri concerti con un accenno de "Il cielo in una stanza". Appiccicandola forzatamente alla versione di Blood Red Bird di Smog. Una cover della cover.
Inzialmente fu un gioco ma ci piacque a tal punto che poi proseguì per tutto il resto del tour. E poi nei concerti a seguire. Non contenti la registrammo pure. Uniche frasi in italiano cantate dai giardini di mirò.
"Questa stanza non ha più pareti ma alberi. Alberi infiniti".
Ale tirava fuori una voce sottile e delicata. Addolciva la "r" di alberi. E mi pietrificavo ogni volta.
E' buffo pensare come la primavera scorsa, camminando per Modena ho chiuso il cerchio di questo racconto. Discutevo animatamente con Cristina al telefono. Cercando una soluzione all'amore attraverso le parole. Nel frattempo è comparso lui davanti a me a lei e alle parole dell'amore.
Occhio praticamente chiuso, giubbetto di pelle, jeans e scarpe scure. Le vere epifanie. Altro che..
Ed aveva proprio quella faccia lì. Come lo si immagina.
Non la magnum e nemmeno la blue steal. Ma la faccia de "I grandi successi originali".
Gli avrei voluto dire qualcosa tipo, "Gino, sei sopravvissuto a tutto. Anche ai quattro amici al bar. Ti prego dimmi come si fa?".
Poi ho avuto remore. E me lo sono lasciato sfilare alle spalle. Con tutti i sassi consumati. Come le mie parole. D'amore. Per te.
...
"Fiori Rosa fiori di pesco, c'eri tu.
Fiori nuovi, domani esco.
Ho un anno di più".
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