May 27, 2007

La vita dove sono (parte II)

Sassi, viaggi e chissachi.




Frank controlla il suo cellulare. C'è un nuovo messaggio.

Chi può scrivere alle 2 di notte? Deve essere qualcosa, qualcuno di assolutamente atteso. Magari un messaggio d'amore. Altrimenti perchè proprio ora?

Nella testa rivede le ragazze incontrate a Montreal quando abitava nella casa di Leonard Cohen. E se fosse proprio una di quelle? Certo è passato molto tempo. Però chissà. Dopo mesi e mesi. Magari è lei che ha deciso di farsi viva. Ed io sono qui. Pronto per lei.

Ahimè.
Niente di tuttociò. E' Valerio, da Reggio Emilia, che da le ultime indicazioni a lui e Matteo. Questioni di lavoro.

Frank le legge con tono composto. E' deluso.
Poi parla con Matteo, beatamente seduto sulla sedia del camerino di Dissonanze. Qui all'Eur.

(E' sabato, i giardini hanno appena finito di suonare.)

«Valerio si raccomanda di non bere» dice
«Hai capito Matteo??»
«Che poi c'è da lavorare anche domani»
«Quello lo dice a te» risponde lui
«Devo spiegartelo?»

Ride. Ridono.
Touchè.

«Aspetta allora. Ce n'è per tutti».
«Ecco, ecco. Senti..» dice soddisfatto.
«Dì a Matteo di non ordinare bottiglie di vino costoso» (fa la voce di Valerio).
«Ricordagli che è una produzione low budget»

Io ho in mano una bottiglia di vino bianco. Una di quelle del cathering di Dissonanze. Valore: sì e no tre euro al supermercato.
Mi vergogno.

«Credevevi di averla scapata?» dice Frank
«Macchè. Si vede che Valerio mi conosce bene» risponde Matteo.
«Sa cosa mi piace»
E mentre parla sorride beato.

Io davanti a loro con la mia brodaglia in mano non so bene che fare.
Nascondo il vino? Ne cerco uno migliore?

Decisione istintiva. Vado.
Stappo la bottiglia e servo un bicchiere ad entrambi. Il nome del vino non m'aiuta. Leggo: "Passerina di Frascati".
Li guardo. Prendo tempo e dico.

«Se il nome è all'altezza delle aspettative, ci sarà da divertisti!»

Frank ride. Matteo accenna un gesto d'approvazione anche se diffida. Si capisce benissimo. Prendono il bicchiere (rigorosamente di carta) che gli offro. Allora ribadisco.

«Avrei scritto il vostro nome sopra al bicchiere ma non ho trovato il pennarello».
«Fate attenzione però a non perderne troppi».
«E' una produzione low budget!!».

Ridono tutti. Poveri ma belli. Come nei film di Rossellini. Ci andava così.

[...]

Fuori dal camerino Michele non si da pace. Si chiede come sia possibile che Frank abbia detto di no a due donne che lo volevano portare a letto insieme. Mentre scrivo ho ancora qui la sua faccia. Lo vedo. E' da ore che si tormenta.

Antefatto. In furgone. Vicino a Firenze.
Frank inizia a raccontare alcuni aneddoti della sua vita. Ricorda quando un paio di donne lo rimorchiano in un bar di Montreal. Sempre lì. Nella casa di Coehn.
Non una, due. Vogliono fare una scopata tutti insieme. Lui è preso alla sprovvista. Rifiuta l'invito.
E per giustificarsi dice.

«Ero triste e depresso per un amore finito».
con una voce sottile e malinconica che non so da dove sia uscita.

«Ma sei proprio "mastorchio"» sbotta michele. Interrompendo quell'idillio e rovesciando il registro nostalgico di quell'aneddoto.
E dice proprio "mastorchio". Un termine comprensibile solo a Ligonchio. Quasi a sottolineare che quelle sentite sono cose estrenee ad ogni logica. A qualsiasi alfabeto.

«Ma cosa ti dice il cervello??» domanda mentre guida in direzione Roma.
Ha gli occhi fuori dalle orbite.
Si gira incredulo. Guarda me. Poi Manvel.
Noi allarghiamo le braccia. Sconsolati.

«Si vede che non gli andava» dico imitando una delle sue espressioni proverbiali.
«Eh..che non gli andava!!!» risponde a voce alta ammiccando a Frank.

Nel frattempo s'appunta il nome del locale dove è successo il grande spreco. Sul biglietto autostradale. Poi guarda Sollo e gli dice:

«La prossima estate pareggiamo i conti!».

(*Frank è un operatore video Matteo è un fotografo.Bravissimo. Stiamo facendo un dvd sui giardini.

Se l'inzio è questo finiremo presto a Montreal con Michele che s'incazza con un tassista perchè non conosce il nome di un locale appuntato su un biglietto delle autostrade italiane)

Ma sopratutto.
Nessuno si chiede come abbiamo fatto a pagare il pedaggio?

Ma questa è un'altra storia. Lo direbbe anche Lucarelli.
Ora parto per Atene. Quindi..

Paura eh?











Labels: Cohen, ginopaolite, grecia, mastorchio, montreal, parole

posted by Corrado Nuccini at 4:29 PM 15 comments

February 08, 2007

Ginipaolite

Shopping as therapy



Faccio acquisti strani in autogrill. Non so cos'è. Ma c'è una forza coatta che mi vince. L'ultimo nell'ordine è stato un cd di Battisti, "Emozioni". Appena sopra Firenze. L'avevo già addocchiato allo stop precedente, Fiano Romano. Quando l'ho rivisto lì, pronto, tutto per me a nemmeno dieci euro ho ceduto. Digipack e copertina bellissima. Battisti di profilo in controluce. Ho già i soldi in mano.

Coscienziosamente mi sono ben guardato dal mostrarlo ai Giardini di Mirò. Va bene tutto, ma noi "gruppi alternativi" politicamente impegnati, non possiamo comprare un disco con "Fiori Rosa, Fiori di Pesco". Mi sembra giusto. Allora che fare? La soluzione è nascondere il cd nella giacca e uscire come se nulla fosse. Gnorri.

Successe la stessa cosa anche qualche anno prima. Sì Ale, te ne parlavo qualche giorno fa.

Era il tour del 2004. Aprile inoltrato e faceva un caldo benedetto. Qualche data in Germania. Non ricordo neanche le città dove suonammo. Vicino a Berlino forse. Sì ecco. Burro s'arrampicò sull'albero. A turno ci provammo tutti. Ricordi?

Beh, comprai in autogrill una compilation di Gino Paoli. Più o meno con la stessa vergogna. Ma poi nel corso del tour si conclamò il virus della ginopaolite e ne fummo quasi tutti contagiati. Anche Jukka solitamente allergico a queste isterie collettive diede un tacito assenso.
Massì, perchè no? Che poi era uno dei periodi migliori dei Giardini di Mirò. Di sicuro per quella formazione. C'era una coesione come mai prima, c'era passione e desiderio. E tutto girava.

Io però stavo passando un momento personale complicato. L'onda lunga della crisi dei trent'anni. Trascorrevo le giornate sdraiato nella macchina di Andrea Rovacchi ascoltando l'iPod. Poca voglia di socializzare, diciamo.

Raina mi disse "Corrado, hai faccia di Gino Paoli". Quella che sfoggia nella copertina del disco. Ridiamo.

Intendiamoci. Il disco si chiamava "I grandi successi originali". Micacazzi. Allora penso a quell'artista che arriva a pubblicare un album celebrativo con tutti i suoi classici. E che foto ci mette? Una faccia malinconica, da sopravvissuto per miracolo.

Gino, non dico che dovevi usare una foto dove ridevi, sarebbe stato troppo. Però nemmeno questa. Una foto col microfono, ad esempio. Sarebbe bastata anche solo una foto diversa. Con un'altra luce. Così sembra che i successi li abbia fatti qualcun'altro. Non tu di certo.
Ma scelse questa foto. Mano destra sotto il mento, fin a toccar il folto baffo. Occhiali a goccia e tutto il resto. Sconsolato.

Resta poco da dire. La ginopaolite ci vinse. Prendemmo l'abitudine di terminare i nostri concerti con un accenno de "Il cielo in una stanza". Appiccicandola forzatamente alla versione di Blood Red Bird di Smog. Una cover della cover.
Inzialmente fu un gioco ma ci piacque a tal punto che poi proseguì per tutto il resto del tour. E poi nei concerti a seguire. Non contenti la registrammo pure. Uniche frasi in italiano cantate dai giardini di mirò.

"Questa stanza non ha più pareti ma alberi. Alberi infiniti".
Ale tirava fuori una voce sottile e delicata. Addolciva la "r" di alberi. E mi pietrificavo ogni volta.

E' buffo pensare come la primavera scorsa, camminando per Modena ho chiuso il cerchio di questo racconto. Discutevo animatamente con Cristina al telefono. Cercando una soluzione all'amore attraverso le parole. Nel frattempo è comparso lui davanti a me a lei e alle parole dell'amore.

Occhio praticamente chiuso, giubbetto di pelle, jeans e scarpe scure. Le vere epifanie. Altro che..

Ed aveva proprio quella faccia lì. Come lo si immagina.
Non la magnum e nemmeno la blue steal. Ma la faccia de "I grandi successi originali".

Gli avrei voluto dire qualcosa tipo, "Gino, sei sopravvissuto a tutto. Anche ai quattro amici al bar. Ti prego dimmi come si fa?".

Poi ho avuto remore. E me lo sono lasciato sfilare alle spalle. Con tutti i sassi consumati. Come le mie parole. D'amore. Per te.



...

"Fiori Rosa fiori di pesco, c'eri tu.
Fiori nuovi, domani esco.
Ho un anno di più".

Labels: cantautori, ginopaolite

posted by Corrado Nuccini at 3:13 AM 14 comments





"LA NOTTE ERA
FINITA E TI SENTIVO ANCORA SAPORE DELLA VITA MERAVIGLIOSO"

(D. Modugno)


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    *foto 1 by Ocean King

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