June 27, 2008

Postcard to Nina (2)

I miss sunshine




Amico mio, così non va. Non passa giorno senza che un pensiero accarezzi i contorni del suo viso, levigandone i lineamenti come il pelo dell’acqua arrotonda le geometrie di un lago. “Ancora, ancora“ sento dire dentro me. Credimi, vorrei azzittire quella voce e razionalizzare il desiderio che riempie i silenzi tra noi. Quando non si fa sentire per qualche giorno, ecco, sarebbe quello il momento buono per interrompere tutto prima che quella voce torni a persuadermi.



A che serve interpretare il volo degli uccelli, quantificare le possibilità residue, bollire altri filtri d’amore? Lei non è mia e non riesco nemmeno ad immaginare come potrebbe esserlo. E allora che fare di questi "mots insensés"? Tanto pazzi da meritarsi il disprezzo per l’odiosa retorica, la pretesa di catturare gli stati d’animo, come volessero competere con qualcosa che richiede altri alfabeti, parole nuove, espressioni mai usate.

Povero sciocco che sono, la forza di Nina nasce da ben altre spinte, non si specchia certo in queste parole educate, ordinate, scritte da sinistra a destra. Prende vita una scelta incauta che fa rosso il sangue.

Dimmi, ti è mai capito d’essere d'altri? Ed esserlo oltre ogni convenienza?



Vanno così le cose, amico mio, se mi cerca sono qui, se chiama corro senza buonsenso, se mi bacia la bacio, se piange soffro, se ride godo. Inutile negarlo, sono in balia di una sottomissione, che vorrei chiamar cortese, ma non so se è così. Di certo il pensiero di lei mi pervade a tal punto da spaventare tutto, anche i fantasmi che abitano in me.
 Sono giorni così.

Altro non saprei dire. Quella voce parla e tutto il resto va come deve.

Labels: due, lettera, nina, sole

posted by Corrado Nuccini at 5:43 AM

Postcard to Nina (1)

I miss drugs



Amico. Penso a Nina tutti i giorni e i pensieri scavano dentro un'immagine di lei più precisa ed esatta. Ti giuro, vorrei smettere di blaterare fesserie al telefono. Rinunciare a convincere lei, te che non sono matto. Vorrei correre fuori, giù in strada. Ma non sono un ragazzo e queste cose non posso più farle.



Lo so è incredibile fottersi il cervello con ogni tipo di sostanza, strafarsi di paure. Non è affar mio, lei non lo è più, non lo è mai stata. Lo sanno tutti ma non riesco a rendermene conto.

Odio questa debolezza e tutte le storie che mi invento per giustificarmi. Che posso farci? Vivo di un idea tenera, infantile. Vorrei tenerla qui fino a domani perché il meglio ha ancora da venire. E in un fiume di sciocchezze nuoto controcorrente. Non guardarmi con quella faccia. Lo so, è una perdita di tempo. Una dannata perdita di tempo, forze e parole perché non saprò mai dire qualcosa di così bello da azzerare le distanze.



Ma come posso far finta? Sono perso per lei. Ti è mai capitato di essere coinvolto a tal punto da non riconoscerti più?



Guardami come sono messo. Se lei mi cerca parto, se telefona corro, se mi bacia impazzisco se la vedo piangere mi sciolgo. Farei di tutto per strapparle una risata. Oh, diciamocelo chiaramente. Sto sotto.

Forse cambia ma al momento va così.
 Che altro dire?

Labels: droge, lettera, nina, uno

posted by Corrado Nuccini at 5:27 AM

December 14, 2007

Prima di Natale

Ho visto Nina volare




Quell'amore, indifferente alle debolezze umane e al peccato originale, sembrava non aver alcun nemico naturale. Era sfacciato e sicuro di sé. Capace di dominare il senso di colpa e la paura dell'abbandono. Non era solo una cosa bella ma era ciò che valeva. I baci, le relazioni fragili, le grandi promesse. Era tutto qui e convogliava in lei. L'erotismo sottile, le parole scelte, il sesso per gioco. Per quei giorni che durò fu l'amore di una vita. Quello che toglie direzioni rivelando un senso altro, più profondo e misterioso. La prima volta che facemmo l'amore la spogliai piano lasciandola in attesa. In modo da ascoltarne i rumori. Il battito del cuore. I ruscelli di sangue. Poi la baciai senza trascurare nulla. La parte interna delle mani e le cosce. Sentivo la pelle tiepida scaldarsi. Giunto il momento ricominciavo da capo gustandomi l’impazienza. Quel salto richiedeva una rincorsa lunga. La prima volta le venni sulla mano. Sentii lo sperma scottargli le dita. Rise e quell’espressione rimase impressa sulla retina dei miei occhi.

...

Quell'amore, indifferente alle debolezze umane e al peccato originale per quei giorni che durò fu l'amore di una vita. Poi finì. Fedeli al duro accordo non ci cercammo più. Come i bambini che giocano a non ridere guardandosi negli occhi. Alcuni sono così bravi da rimanere tristi una vita intera. Così noi.

Labels: cartoline natalize., de andrè, nina, ruscelli di sague, tondelli

posted by Corrado Nuccini at 2:56 AM 23 comments





"LA NOTTE ERA
FINITA E TI SENTIVO ANCORA SAPORE DELLA VITA MERAVIGLIOSO"

(D. Modugno)


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    *foto 2 by an anonymous roving
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